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Osteoporosi

Descrizione medica

Secondo un report realizzato da un gruppo scientifico dell’OMS nel 2003, l'osteoporosi è una malattia caratterizzata dalla riduzione della massa ossea e dal deterioramento strutturale del tessuto osseo, con conseguente fragilità ossea ed aumento della suscettibilità alle fratture, in particolare di l'anca, della colonna vertebrale e del polso. L'osteoporosi si verifica principalmente a causa del normale invecchiamento, ma può sorgere come risultato di uno sviluppo alterato del picco di massa ossea (ad esempio a causa di pubertà ritardata o sottonutrizione) o eccessiva perdita di massa ossea durante l'età adulta (per esempio a causa di carenza di estrogeni nelle donne, malnutrizione, o utilizzo di corticosteroidi).

Secondo le Linee Guida per la prevenzione dell'Osteoporosi emanate dal Ministero della Salute italiano “è oggi ampiamente accettato che l'osteoporosi non è solo conseguente alla perdita ossea che accade con l'avanzare dell'età. Un individuo che non raggiunge un picco ottimale di massa ossea durante l’infa

nzia e l’adolescenza, può infatti sviluppare osteoporosi senza che vi sia una accelerata perdita ossea in età adulta. Nello sviluppo dell'osteoporosi una crescita ossea sub-ottimale nelle prime fasi della vita deve così essere considerata importante tanto quanto la perdita di massa ossea che si verifica in età adulta".

Nei maschi dopo i 20 anni, il riassorbimento osseo diventa predominante, e il suo contenuto minerale diminuisce di circa il 4% per decennio. Le femmine tendono a mantenere il contenuto minerale fino alla menopausa, momento in cui la demineralizzazione ossea declina di circa il 15% per decennio.

Secondo questo studio dell’OMS nel 1990, in tutto il mondo, si sono registrate ben 1,7 milioni fratture dell'anca e, con i cambiamenti demografici della popolazione, questa cifra è destinata a salire a 6 milioni entro il 2050.

Epidemiologia

L'osteoporosi può colpire ogni età, anche se il picco di incidenza è nell’età matura e anziana, e può essere primaria o secondaria ha varie cause, anche esterne all'individuo e dovute per esempio a cure sbagliate.

L'osteoporosi primaria è a sua volta classificata in 2 tipi:

tipo 1: osteoporosi postmenopausale

  • associata alla ridotta secrezione di estrogeni;
  • riscontrabile nel 5-29% delle donne dopo la menopausa;
  • compare entro i primi 20 anni dall’inizio della menopausa;
  • la perdita ossea, molto accelerata nel periodo perimenopausale, può raggiungere una perdita del 5% della massa ossea totale all’anno;
  • interessa prevalentemente l'osso trabecolare con effetti particolarmente evidenti a livello della colonna vertebrale, dove il turn-over osseo é elevato;
  • le fratture vertebrali rappresentano la situazione clinica più comune in questi casi.

tipo 2 - osteoporosi senile

  • può colpire entrambi i sessi dopo i 70 anni di età
  • può interessare fino al 6% della popolazione anziana
  • la perdita di massa ossea interessa sia l'osso trabecolare che quello corticale
  • le fratture possono interessare non solo la colonna vertebrale, ma anche le ossa lunghe, il bacino e altre sedi
  • le tipiche complicanze sono rappresentate dalle fratture del collo femorale, dell'estremità distale del radio, dell'omero.

L'osteoporosi secondaria rispecchia l'incidenza delle malattie e/o condizioni cliniche e/o uso cronico di farmaci a cui è associata.
Le condizioni cliniche a cui si associa l'osteoporosi secondaria sono:

  • ipogonadismo e malattie endocrino-metaboliche (sindrome di Cushing, tireotossicosi, iperparatiroidismo);
  • malattie neoplastiche e terapie correlate
  • alcune malattie croniche (insufficienza renale cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva, l’insufficienza cardiaca cronica congestizia)
  • le connettivopatie e le malattie infiammatorie croniche (artrite reumatoide, spondilite anchilosante, ecc)- alcune malattie gastrointestinali (morbo di Crohn, celiachia)
  • deficit nutrizionali, abuso alcolico cronico
  • uso cronico di farmaci (corticosteroidi, immunosoppressori, ormoni tiroidei, anticonvulsivanti)
  • immobilità prolungata.

Punto di vista osteopatico

"Una vita sedentaria e la mancanza di esercizio fisico possono quindi determinare una riduzione delle forze meccaniche sull'osso ed aumentare la progressione di tale forma. Infine, vale la pena di segnalare che una dieta eccessivamente acida (troppo ricca di proteine) conduce a una demineralizzazione dell'osso nel tentativo di tamponare tale carico acido...". (Rugardi, Medicina interna sistematica Ed Masson pag. 650).

Il punto di vista osteopatico su questa patologia parte in primo luogo dallo smentire uno dei luoghi più comuni sull'osteoporosi, quello che attribuisce il rimedio al consumo massiccio di latte e derivati. E' vero invece che un eccesso di latte e derivati, insieme ad un'alimentazione iper proteica (in particolare di origine animale), causa l'acidificazione del sangue. Affinché il corpo sia in equilibrio acido/basico, invece, deve mantenere un ph pari a 7,4. Nel caso si ecceda nell'alimentazione iper proteica, l'organismo deve provvedere a compensare il disequilibrio neutralizzando gli acidi in eccesso e utilizzando una grossa fonte di ioni positivi, cioè il calcio nelle ossa. Da qui la demineralizzazione ossea, quindi l'osteoporosi. L'apporto di verdura cruda, invece, tende a basificare l'organismo. Non a caso, storicamente nei ristoranti di una volta, la bistecca (acida) veniva servita con insalata e limone (che incredibilmente basifica).

Sul fatto che al momento una delle cause principali dell'osteoporosi sia un eccesso di proteine di origine animale con il testa il latte è avvallato da numerosissime ricerche e pubblicazioni, e da eminenti studiosi come il Dott. Franco Berrino dell'Istituto Tumori di Milano. (A questo proposito leggi l'articolo pubblicato su Tuttosteopatia.it).

Per tutte le problematiche che ci affliggono non c'è mai una causa sola ma una serie di con-cause che tuttavia hanno un “peso” diverso. Nel caso dell'osteoporosi, un'altra concausa molto importante è la mancanza di carico fisico prolungato. La maggior parte delle casalinghe, pur muovendosi in casa sono lontane dal produrre un carico sulle ossa e un movimento tale da giustificare da parte dell'organismo un investimento in termini di apporto di calcio alle ossa. Valga per tutti l'esempio della demineralizzazione ossea che subiscono gli astronauti nella loro permanenza nello spazio. Non essendoci carico il corpo non ritiene opportuno “investire” il calcio nelle ossa.

Non ultimo è l'apporto di vitamina D che, come sappiamo, è stimolata dall'esposizione alla luce solare, anche qui le nostre casalinghe hanno difficoltà a recuperare la dose giornaliera consigliata: La luce che cura

Ricapitolando il rimedio naturale dell'osteoporosi è:

  • fare una passeggiata all'aria aperta di almeno 30 minuti al giorno tutti i gg senza interruzioni (Leggi qui l'articolo sull'importanza si camminare);
  • seguire un'alimentazione che prevede come base frutta, verdura, cereali diversi e un apporto di diversi tipi di proteine soprattutto di origine vegetale, ma in quantità contenuta;
  • fare una seduta osteopatica per accertarsi che l'intestino funzioni al meglio, perché quello che conta non è ciò che mangiamo ma ciò che digeriamo;
  • prestare attenzione all'equilibrio acido base nell'alimentazione e, se proprio abbiamo necessità di integrare, mangiare degli alimenti con un buon contenuto di magnesio.

Articoli scientifici

Articoli vari

Epicondilite ("gomito del tennista")

Descrizione medica

Dal punto di vista anatomico, il gomito è formato da tre ossa: l’omero il radio e l’ulna.

Sono i muscoli a permettere il movimento dell’articolazione e, questi, sono connessi alle ossa grazie ai tendini. Le sporgenze ossee nella parte inferiore dell’omero si chiamano epicondili (sporgenza esterna) e epitroclea (sporgenza interna).

I tendini di alcuni muscoli che muovono il polso e la mano, si connettono all’omero proprio all’altezza di queste sporgenze. L’Epicondilite, o gomito del tennista, è un’infiammazione dei tendini che si fissano sull’epicondilo. Questi muscoli, estensori dell’avambraccio, consentono il sollevamento della mano e del polso e il piegamento all’indietro delle dita. A seconda dei muscoli interessati, poi, si parla di epicondilite laterale, mediale o posteriore.

Sintomi

Il sintomo classico è naturalmente il dolore molto localizzato nella regione laterale del gomito, a livello dell’epicondilo, che si irradia a volte lungo il bordo radiale dell’avambraccio e viene risvegliato nei movimenti di estensione e supinazione. In fase avanzata si può avvertire dolore in sede epicondiloidea nella estensione contro resistenza del polso e del III o IV dito.  Nei casi più gravi può insorgere un’impotenza funzionale notevole.

Articoli scientifici

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Dolori alla caviglia

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Problemi a legamenti e rotula


Problemi dell’anca


Problemi del menisco (non rotto)


Parestesie


Spina calcaneare


Fascite