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James Jealous

di Francesca Faliva

Dove e quando sei nato?
J.J. Nel 1943, negli Stati Uniti.

Come e perché hai deciso di diventare un osteopata?
J.J. Mio padre era un osteopata, ed io ero interessato alle medicine naturali, ad aiutare le persone a smettere l’uso di tanti farmaci.

Chi consideri il tuo insegnante?
J.J.
Almeno 25, 30 persone!

Il migliore?
J.J. Sono stati tutti straordinari. Il nipote di A. T. Still, George Andrew Laughlin ha avuto un ruolo importante nella mia vita. Certamente Rollin Becker e Alan Becker, suo fratello. In realtà è stato lui a introdurre Rollin all’osteopatia. Anne Wales, Ruby Day , Bob Fulford.
Sai, sto studiando osteopatia sin dal 1965, e quindi ho studiato con molte persone!

Quando hai sentito di essere diventato un osteopata?
J.J. Non ancora! Credimi!

Hai lavorato con Sutherland e Becker, a quale punto…
J.J. No, non è proprio così. I miei studi sono stati con moltissime persone. Non ho studiato con Sutherland nel senso che non è che fai un corso con qualcuno. Si impara da soli nel proprio studio. Ecco cosa succede, molte persone vanno a fare un corso e incontrano Rollin Becker per cinque minuti! Becker ha fatto molto per me, anche Ruby Day. E se chiedi a Rollin quale è stato il suo insegnante principale, non credo che direbbe solo Sutherland, perchè lui è osteopatia da tre generazioni. Sono parte di una produzione americana di osteopati e io sono l’ultimo…
Quando guardi ai legami, guardi i tuoi insegnanti, puoi sentire gli effetti di molte persone e il modo in cui le persone hanno influenzato il Dottor Becker, il modo in cui le persone hanno influenzato il Dottor Wales, Ruby Day.
E’ come un albero genealogico. In Europa si usa andare da uno e studiare, ma questo non funzionerebbe negli USA. Capito? E’ una vera relazione. C’è molto amore tra queste persone e questo ti sprona molto. Non è facile da spiegare.

A che punto sei arrivato, cosa senti di aver raggiunto?
J.J. Come osteopata moltissimo. Credo di non poter più raggiungere altro da solo.

Nel 1994 hai descritto il concetto di biodinamica in osteopatia. Ce ne puoi dare una definizione?
J.J. Sarebbe come definire un albero…
E’ un riconoscimento del processo vitale della creazione che sta accadendo in questo momento, ora. Ecco cos’è. Ho scelto questa parola perché descrive bene l’influenza dell’ambiente vicino nel processo di guarigione delle persone. Viviamo sotto il mare della Respirazione Primaria. Non è molto definibile, contiene un linguaggio molto specifico che ho sviluppato. E’ come fare una fotografia fuori dall’acqua. Posso dirti quello che non è: non è tecnica.

Cosa hai detto alle 800 persone che si sono presentate al tuo primo corso su questo argomento?
J.J. Si sono iscritti in 800, ma hanno partecipato solo in 20!!
No scherzo, avrei voluto scappare! Non volevo davvero tutta quella responsabilità.

Quali sono i vantaggi di un approccio biodinamico per ristabilire un equilibrio?
J.J. Non sono sicuro che sia corretto parlare di equilibrio. Non si tratta di stabilire un punto di equilibrio, ma di considerare il paziente nella sua interezza. Anzi, uno dei punti chiave dell’interezza è proprio essere pronti al cambiamento in ogni momento. Quindi io non userei la parola equilibrio.

Cosa pensi della ricerca in osteopatia, è ben organizzata? Cosa deve essere scoperto?
J.J. Veramente non vedo nuove scoperte negli ultimi 4 anni. Non vedo uscire niente di nuovo. Gli studenti stanno facendo un lavoro interessante.
Non puoi prendere 25 pazienti e trattarli con l’osteopatia e poi valutare il risultato, perché noi trattiamo l’individuo, perché la storia di ognuno è collegata ai sintomi attuali e non puoi dividere i pazienti in categorie di sintomi e poi studiarli. Così non faresti osteopatia nel modo in cui la vediamo noi.

Puoi dirmi un evento importante nella tua carriera di osteopata?

J.J. Probabilmente l’evento più importante è stato incontrare i miei insegnanti, i miei mentori ogni due settimane a casa loro per quindici anni.

C’è una domanda che avresti voluto che ti facessi e che non ti ho fatto?
J.J. No, non mi pare.

Perché non vieni in Italia?
J.J. Perché non parlo Italiano!

Ma ci sono gli interpreti!
J.J. Ho la sensazione che ci sia troppo dibattito politico in Italia, ci sono stato una volta e non so…
Ma ci sono molte persone che mi richiedono, non dico singoli individui, ma c’è una tensione…Non sono un politico, sono timido, non sono interessato ad essere famoso. Non so, magari non è così, magari è solo la mia immaginazione.

Noi ti aspettiamo, abbiamo bisogno di un insegnante come te.
J.J. Non so bene ancora perché dovrei andare in Italia, ma continua a chiedermelo. Potrebbe accadere!

Ti ringrazio moltissimo.

Francesca Faliva
22 Febbraio 2010


Breve è la vita che la natura ci ha dato, ma il ricordo di una vita spesa bene è eterno.
Cicerone

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