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Alimentazione

Sul caffè

Il caffè

l caffè è una pianta sempreverde della famiglia delle Rubiacee, originaria dell'Africa tropicale (Abissinia), che può raggiungere i 10 m di altezza. Vive fra gli 800 e i 2.000 mt  d'altezza in terreni umidi con temperature fra i 15 e i 25 °C. Se ne conoscono quaranta specie.

caffè

La storia del caffè

La pianta del caffè ha origini legate al mondo arabo dove cresce spontaneamente ad alta quota e dove si è diffuso intorno al 1300-1400.
Già a partire dal 1454 nell'odierno Yemen era consuetudine sorseggiare il caffè ed il governo ne approvò il consumo.
La scoperta del caffè è legata a molte leggende, la più diffusa narra che un giorno un pastorello di nome Kaddi, mentre pascolava le sue capre, vide che esse, dopo aver mangiato le bacche di una pianta cresciuta spontaneamente, mostravano segni di eccitamento. Il pastore non riuscendo a spiegarsi il motivo lo sottopose al vegliardo abate Yahia che intuì subito la causa di tale eccitamento: erano le proprietà della pianta. Da allora nacque e si diffuse il caffè, una bevanda amara, tonica e ricca di calore che, riscaldando il corpo, lo rinvigoriva e lo liberava dal sonno e dalla stanchezza.

La diffusione del caffè

Da qui partì una vera e propria diffusione che toccò le coste del Mar Rosso, La Mecca e Medina fino a d arrivare al Cairo, incontrando un ampio favore dei popoli arabi, favorito anche dal divieto del Corano di bere vino che trovò immediata sostituzione proprio con il caffè. Tutt'oggi, infatti, a questa bevanda è legato l'appellativo di "vino dell'Islam".

Agli inizi del 1600 il caffè si è diffuso dall'Arabia a tutti i territori circostanti e, ben presto, grazie agli intensi traffici commerciali del continente europeo con l'Oriente è sbarcato anche in Europa dove è stato subito apprezzato per il suo inconfondibile aroma e le sue qualità, tra cui quella di essere un ottimo rimedio contro l'ubriachezza.
A partire dal 1640 nascono e si diffondono a macchia d'olio le prime caffetterie. Da Venezia a Marsiglia, Londra, Parigi, e ancora Amsterdam e Amburgo, le caffetterie sono presto diventate dei veri e propri punti di ritrovo dove i luminari del tempo discorrevano di arte e cultura.

Oggi, dopo oltre tre secoli dalla sua scoperta, si è calcolato che il caffè è bevuto da ben il 90% della popolazione mondiale.

Gli effetti del caffè

I suoi effetti sull’organismo sono dovuti a quattro meccanismi di azione:

  1. l’aumento delle concentrazioni di calcio libero intracellulare;
  2. la capacità di dissociare l’aumento del calcio intracellulare con la contrazione muscolare;
  3. l’antagonismo dei recettori dell’adenosina;
  4. l’inibizione della fosfodiesterasi.

L’azione della caffeina sul sistema nervoso centrale si manifesta a vari livelli:

  • stimolazione del nervo vago con aumento della secrezione acida gastrica e della motilità dell’intestino;
  • a livello spinale facilita la risposta motoria determinando iperflessiadiretta sulla corteccia, migliorando la prestazione psicomotoria e la resistenza al sonno e alla fatica;
  • a livello del midollo allungato stimola il centro respiratorio con aumento dello scambio respiratorio e il centro vasomotore con vasocostrizione periferica.

A livello  del sistema cardiocircolatorio:

  • dilatazione del circolo periferico per una azione miorilassante diretta;
  • aumenta la forza di contrazione del cuore e determina una vasodilatazione delle coronarie.

Le azioni sul cuore sono del tutto secondarie e non rilevabili nelle dosi usuali di 2 ‑ 3 tazzine.

Effetto diuretico
A livello del tubulo renale, riduce il riassorbimento di sodio e quindi di acqua, determinando un aumento del volume delle urine.

Aumento del metabolismo basale
(500 mg di caffeina possono aumentare il metabolismo basale del 10 e talora del 25% con un massimo fra la prima e la terza ora dall'assunzione).
Da segnalare lo studio di Thelle (1983) e collaboratori che studiò 7.213 donne e 7.368 uomini fra i 20 ed i 58 anni e dal quale risultò una stretta connessione tra il consumo di caffè e l'aumento del tasso di colesterolo totale. Lo studio fu confermato anche da una ricerca di Arsen (1984).
Nel 1990 Bak quantificò l'aumento medio di colesterolo totale in 0,08 mmol/l per ogni tazza di caffè (100 mg di caffeina).

Nel fegato attiva la produzione della bile e la contrazione della cistifellea.

L’uso prolungato con alte dosi di caffeina provoca:
insonnia; ansia; agitazione psicomotoria; Extrasistoli; Tachicardie; Aritmie; Tachipnea (aumento del numero di atti respiratori al minuto); Vomito; Tremori diffusi; Tensione muscolare.

L’astinenza è caratterizzata da cefalea, intensa stanchezza o sonnolenza, marcata ansia o depressione, o nausea e vomito.

La comunità scientifica concorda sulla quantità di caffeina che può essere introdotta in un giorno, indicando 300 mg/die di caffeina per l'individuo adulto, ovvero circa 4-5 mg di caffeina per kg di peso corporeo al giorno. Esempio: un uomo di 70 kg = 4,5 x 70 = 315 mg.

Per avere un'idea di cosa significhi in termini di dosaggio, ecco i quantitativi di caffeina contenuti in alcune delle bevande/alimenti più comuni:

Espresso o moka 40-80 mg per tazzina
Caffè americano 115-120 mg per tazza
Istantaneo 64-100 mg per tazza
Decaffeinato < 5 mg per tazzina
Cappuccino 70-80 mg per tazza
Cioccolata 30-40 mg per barretta da 60gr
40-50 mg per tazza
Bevande tipo cola 35-50 mg per lattina
Bibite energetiche con caffeina o guaranà 50-100 mg

Lo sai che...?

Il caffè alla mattina non risveglia.
E' quanto rivela uno studio dell'Università di Bristol che sfata forse una delle credenze (e cassapanche) più diffuse, cioè quella che una bella tazza di caffè' alla mattina aiuti a risvegliarsi e a rendere i riflessi più pronti.
Balle! La piacevole sensazione che da il caffè è una risposta alla nostra crisi di astinenza da caffeina maturata durante la notte.
Peter Rogers, responsabile dell'equipe che ha condotto lo studio, spiega alla BBC: "noi sentiamo una scarica dalla caffeina perchè ci libera dai sintomi dell'astinenza. La sensazione di energia è perchè torniamo alla normalità, non perchè siamo più dinamici del normale".
Meglio quindi farsi una pera?

Fonte: Blog di Cacao Quotidiano



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