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Antibiotico resistenza: Italia conferma il trend negativo sul sovrautilizzo

Venerdì 17 Novembre 2017#16:22 | pubblicato da: Massimo Valente | nessun commento

Si celebra domani la decima edizione della Giornata europea degli antibiotici organizzata dallo European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) all'interno della settimana mondiale – a sua volta promossa da Oms, Fao e Organizzazione mondiale della sanità animale (Oie) - che si concluderà il 19 novembre.

Non ci sono state variazioni statistiche significative nel consumo di antibiotici tra il 2012 ed il 2016 tra la popolazione europea. Quindi il trend generale sul consumo di antibiotici resta purtroppo pericolosamente alto.

Stando ai dati trasmessi dall'Ecdc il valore medio di 21,9 DDD per 1000 abitanti (DDD - Dose Definita Giornaliera è la dose media di un farmaco assunta giornalmente da un paziente adulto, con riferimento all'indicazione terapeutica principale del farmaco stesso) varia tra i 10,4 DDD dei Paesi Bassi ai 36,3 DDD della Grecia. Più in generale Grecia, Malta e Slovenia hanno mostrato un trend dei consumi in aumento mentre Estonia, Finlandia e Lussemburgo in calo.

L'Italia risulta tra i 9 Paesi con un trend in aumento riguardo il consumo della classe di antibiotici polimixine, con elevata tossicità, utilizzati nel trattamento di infezioni antibiotico-resistenti.

Ed è sempre vivo infatti il pericolo dell'antibiotico-resistenza, che negli anni è diventata uno dei maggiori problemi sanitari a livello mondiale, tanto che in diversi paesi – fra cui appunto l'Italia - si registra l'aumento di questi farmaci antimicrobici (polimixine) proprio per contrastare le gravi infezioni causate dai batteri resistenti ai comuni antibiotici.

Troppi antibiotici: quale rischio

Data la grandissima importanza degli antibiotici nel contrastare le infezioni batteriche, è estremamente grave che, a causa del loro mal utilizzo, si rischi di compromettere la loro efficacia sviluppando una resistenza antimicrobica dell'organismo, dovuta a mutazioni genetiche dei batteri o per l'acquisizione, da altri organismi, di germi resistenti. In sostanza diventa sempre più difficile la cura di infezioni batteriche comuni, per le quali gli antibiotici non saranno più sufficienti. Stando alle stime dell'OMS continuando di questo passo già nel 2050, questa potrebbe essere la causa di 10 milioni di morti all'anno nel mondo.

Prevenire il rischio dell'antibiotico resistenza

È bene partire da un assunto: sono i batteri “buoni” che controllano quelli “cattivi”. Questo spiega l'importanza di mantenere un buon livello di batteri per essere in salute, per esempio assumendo quotidianamente prebiotici, ossia frutta e verdura cruda, e integrando se necessario con probiotici. I trilioni di batteri che si trovano nel tratto gastrointestinale svolgono un ruolo essenziale nel sostenere e mantenere in salute il sistema immunitario oltre che digestivo, per questo è molto importante avere un equilibrio ottimale di questi batteri "buoni", che troppo spesso viene compromesso proprio dall'uso inappropriato di antibiotici.

Il punto di vista osteopatico

L'osteopata nel suo approccio olistico alla salute, in questo quadro può avere un ruolo importante, non solo per sottolineare l'importanza di un'alimentazione ricca di frutta, verdura cruda e alimenti vivi, ma soprattutto con il lavoro in ambito viscerale volto ad ottimizzare il funzionamento di tutto il sistema digestivo.

Tutto questo al netto del fatto che l'osteopatia può essere molto efficace in tantissimi casi per i quali troppo spesso vengono somministrati antibiotici, per esempio: otiti (laddove l'American Academy of Pediatrics già nel 2000 ne riteneva inutile l'uso) e disturbi gastro intestinali.

I primi tre anni di vita sono determinanti per la costruzione del microbiota intestinale e proprio in questa fase è assolutamente importante assumere gli antibiotici solo e quando strettamente necessario. È bene ricordare, inoltre, che gli squilibri più importanti del microbiota intestinale sono legati alla nascita ed al tipo di parto; in caso di parto cesareo, infatti, il neonato non riceve la prima "impregnazione vaginale", ossia quei lattobacilli indispensabili presenti nel canale uterino durante il parto fisiologico. Al suo posto riceve i batteri dell'ambiente con tutte le loro informazioni batterico-genetiche, forgiatesi in ospedale attraverso l'attività di resistenza. Altrettanto importante è poi l'allattamento al seno e relativo trasferimento di lattobacilli e bifidobatteri da mamma a bimbo.

Intanto in Italia è stato presentato il nuovo “Piano nazionale di contrasto all'antimicrobico-resistenza 2017-2020” che, attraverso un approccio “one health”, vuole affrontare e contrastare il fenomeno attraverso sei ambiti di intervento: la sorveglianza, la prevenzione e il controllo delle infezioni, l'uso corretto degli antibiotici, la formazione, le attività di comunicazione e informazione, la ricerca e l’innovazione.

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