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In classe con William Garner Sutherland: la "parabola della capra"

Giovedì 29 Gennaio 2015#11:17 | pubblicato da: Silvia Clara Tuscano | 2 commenti

di Silvia Clara Tuscano. Traduttrice editoriale.
Docente IEMO

Piace a molti ricordare i bei tempi in cui, pur non insegnando più regolarmente all'American School of Osteopathy di Kirksville, il dr. A.T. Still aveva l'abitudine di entrare a sorpresa in qualche classe, a volte sedendosi silenziosamente nelle ultime file, altre sostituendo l'insegnante per qualche minuto o per l'intera lezione. In una di queste occasioni si avviò direttamente alla cattedra e senza alcun preambolo, come era suo costume, cominciò a raccontare la seguente parabola.

C'era una volta una capretta che, scendendo per il sentiero angusto di un ripido pendio, incontra un grande masso che le ostruisce il cammino. La capretta, provato invano a spostare il masso con una testata, prende allora un po' di rincorsa per tentare di nuovo: il masso non si sposta, anche se per il contraccolpo la coda della bestiola vola per aria.
Testarda, la capretta risale per un certo tratto lungo il sentiero e si lancia alla carica contro il masso: nemmeno questa volta riesce a smuoverlo, sebbene a causa dell'urto le si sollevino da terra sia la coda che le zampe posteriori. Non volendosi dare per vinta, questa volta la capretta torna fino alla cima della montagna, da dove riparte di gran carriera e colpisce il masso con tutte le sue forze: non ottiene altro risultato se non quello di volare per aria per il contraccolpo.

Senza aggiungere una sola parola, il Vecchio Dottore uscì dall'aula lasciando che gli studenti attoniti cercassero di capire il significato della storiella.

Qualche giorno dopo William Garner Sutherland, incontrandolo nel corridoio, chiese spiegazioni al dottor Still. Questi ridacchiò e spiegò che il sentiero sulla montagna rappresentava l'aorta, il masso stava per i pilastri del diaframma e la capra simboleggiava le valvole del cuore.

Riflettendo su questi insegnamenti, W.G. Sutherland elaborò alcuni metodi per rimuovere il “masso” e rilasciare i pilastri del diaframma. Raccomandava di esercitare una trazione sull'esterno della dodicesima costa del paziente supino per imprimere una forza controllata in direzione laterale in modo tale da agire sull'arco lombocostale laterale. In alternativa, introduceva il pollice nel piccolo spazio tra il muscolo esterno obliquo, il grande dorsale e la cresta iliaca invitando il paziente a appoggiarvi il peso per completare la manovra.

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Tags: osteopatia cranialeShuterlandStoria dell'osteopatia

I vostri commenti (2 Commenti)

  • Scritto da: Rossi federico
    Data: 2 Febbraio 2015 alle 18:42

    Sono un osteopata , ritengo la nostra professione bellissima nell' ambito della cura e prevenzione dei disturbi OMA., ma nessuno ci riconosce fino a quando non eliminiamo la parte cranio sacrale e" una stupidaggine . Lo stesso esempio sopra riportato attiene non tanto alla storia della osteopatia quanto al mistero che la circonda. Grazie

  • Scritto da: Angela Calabrese
    Data: 4 Febbraio 2015 alle 10:15

    Grazie.

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