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L'eterno "dibattito fasciale"

Lunedì 22 Settembre 2014#12:20 | pubblicato da: La Redazione | nessun commento

In attesa del prossimo Convegno Interazionale di Osteopatia BIOMECH'O, meccanismi biologici della terapia
manuale osteopatica
, che si terrà a Roma il prossimo 27 e 28 settembre nell'Hotel Parco Tirreno in via Aurelia 480, vi proponiamo un articolo inerente il fervido dibattito sul significato e terminologia della fascia acceso nell'ultimo mese nel mondo scientifico internazionale ed osteopatico. Anche Paolo Tozzi (tra i relatori italiani del prossimo convegno di Roma) è stato coinvolto in questa querelle internazionale sulla quale ha pubblicato la propria opinione.

È sempre più vivo, in vista del IV Congresso Internazionale sulla Fascia (www.fasciacongress.org/2015), il dibattito sulla terminologia inerente questo intricante tessuto, che accomuna terapisti da ogni fronte e ricercatori da tutto il mondo. Recentemente, si è infatti intavolata sul JBMT - Journal of Bodywork and Movement Therapies  (www.bodyworkmovementtherapies.com) una fervida discussione sulla nomenclatura del tessuto fasciale. Nell'ultimo numero del JBMT, Carla Stecco rilancia l'ennesima urgenza di un consensus internazionale sulla definizione di fascia e l'uso appropriato del termine, per meglio orientare la ricerca e la comprensione di questo poliedrico tessuto (Leggi qui l'abstract).

La controversia semantica nasce dal fatto che diversi ricercatori e terapisti di ogni nazione attribuiscono al termine fascia un significato alquanto vario e disomogeneo, indicando con questa parola più tessuti di struttura e funzione diversa: dal tessuto connettivo lasso al denso, dalle sierose ai legamenti viscerali, dal connettivo neurale a quello muscolare. Tale uso indiscriminato di questa parola ha creato a lungo andare confusione terminologica e disorientamento scientifico, considerato che il confine tra connettivo proprio e fascia sembra diventare sempre più labile. Per risolvere il dilemma, o almeno tentare una soluzione, Helen Langevin propone una "chiamata all'azione", ossia una risposta coesa, organizzata e condivisa tra le diverse professioni competenti sul tessuto fasciale (qui il testo su JBMT).

Tom Myers (clicca qui per accedere all'abstract su JBMT) innanzitutto critica la Stecco per non aver effettivamente sviluppato una risposta alla domanda del suo editoriale (“why are there so many discussions about the nomenclature of fasciae?).
Poi ritiene che il problema semantico nasca dalla differenza sostanziale tra ricercatori che studiano la fascia e clinici che sentono e lavorano su di essa. Infatti, per i primi è fondamentale distinguere anatomicamente e istologicamente un tessuto da un altro, mentre per i secondi non esistono piani tissutali distinti, ma solo continui.

Robert Schleip (qui l'abstract del suo intervento) ritiene che definizioni di fascia come quelle offerte dal Gray’s Anatomy siano più efficaci per il mondo accademico e medico, mentre quella della Federative Committee on Anatomical Terminology (FCAT) sia più improntata sulle proprietà istologiche della fascia. La confusione semantica, secondo Schleip, nasce primariamente dalla condivisione del medesimo interesse tra professioni così diverse, e la soluzione potrebbe essere semplicemente prendere il meglio da ogni definizione proposta.

Infine, secondo Paolo Tozzi (qui la risposta di Paolo Tozzi JBMT), il tentativo di analizzare la fascia dissezionandola in tanti piccoli pezzi, ha portato finora solo a confusione semantica e a descrizioni inverosimili come 'fascia toracolombare', 'fascia deltoidea' o 'fascia crurale'. Il che ha oscurato per decenni la comprensione della funzione di questo tessuto. Infatti, diversamente da quanto accade per qualsiasi altro organo nel corpo, la cui dissezione morfologica corrisponde all'unità funzionale, per il complesso fasciale questo non è applicabile. Ognuno dei suoi componenti articolari, muscolari, aponeurotici etc. rappresentano un sistema integrato, un'unità funzionale di diversi livelli di complessità, nonostante differenze istologiche e morfologiche.
"Come suggerito dai lavori di Blechschmidt - spiega Tozzi  la continuità connettivale è dettata dalla derivazione mesodermica e da forze tensionali applicate che ne determinano la differenziazione nei suoi sotto componenti. Una definizione di fascia che prenda in considerazione tale network tensionale integrato è pertanto necessaria e fedele alla funzione e struttura di questo af-fascinante tessuto".



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