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Terapia manipolativa osteopatica nella paralisi cerebrale spastica. Case report CEESO Venezia

Giovedì 22 Febbraio 2018#12:07 | pubblicato da: La Redazione | nessun commento

Valutare il possibile ruolo dell'OMT nel migliorare la qualità di vita nei soggetti con paralisi cerebrale. Questo l'obiettivo del progetto di ricerca condotto da Steccanella Erica di CEESO Venezia, che ha valutato con apposite scale il grado di disabilità e le funzioni motorie del soggetto osservato nello studio, prima dell'inizio e dopo 3 mesi, al suo termine.

Posto che per paralisi cerebrale si intende un gruppo eterogeneo di disturbi motori non progressivi causati da lesioni cerebrali croniche che hanno origine nel periodo prenatale, perinatale, o nei primi anni di vita – ne sono affetti più di 2 bambini su 1000 in USA, di età compresa tra i 3 e i 10 anni, come si legge nel lavoro di Steccanella - lo studio ha apportato dei cambiamenti a livello della salute globale del paziente osservato.

Integrazione tra Osteopatia e terapie convenzionali

Grazie all'integrazione dell'OMT nella terapia classica, il soggetto osservato ha ridotto sensibilmente il grado di costipazione che, valutato con la Constipation Assessment Scale è passato da un punteggio totale di 7/16 (moderato) a inizio trattamenti a un punteggio totale di 3/16 (lieve) al termine dello studio. È stato dimostrato che i bambini affetti da PCI vanno incontro al problema di stitichezza con probabilità molto maggiore rispetto ai coetanei in salute, raggiungendo percentuali del 74%.

Il contributo osteopatico – che è stato stimato essere tanto più efficace quanto più frequenti i trattamenti in una settimana - in aggiunta alla terapia convenzionale è stato volto al riequilibrio funzionale nelle regioni che presentavano disfunzioni somatiche. Le tecniche osteopatiche messe in campo hanno interessato il trattamento cranico e il rilascio miofasciale, oltre alle mobilizzazioni e manipolazioni ai sistemi muscolo-scheletrico e viscerale.

È multidisciplinare l'approccio più efficace per questa patologia, causata da molteplici fattori di rischio in gravidanza e nel periodo perinatale, tra i quali: parto prematuro, crescita atipica intrauterina, l'esposizione intrauterina a infezioni, patologia placentare, malformazioni congenite, asfissia neonatale e altro. Per questo oltre alle terapie farmacologiche, chirurgiche ortopediche e quelle volte a lavorare su abilità motorie e funzionali, anche alcune terapie alternative, tra cui l’osteopatia e l’agopuntura, hanno evidenziato risultati positivi.

“Nel trattamento della paralisi cerebrale, l'OMT risulta avere degli importanti benefici – scrive Erica Steccanella nel suo lavoro -  in particolare nel trial clinico randomizzato e controllato di Duncan D (qui l'abstract) si evidenzia come nei 55 pazienti selezionati l'osteopatia in aggiunta al trattamento medico standard sia efficace nel ridurre la spasticità muscolare”.

Sempre Steccanella fa riferimento ad un altro trial clinico di Duncan, Barton Edmonds e Blashill pubblicato su Clinical Pediatrics nel 2004, che evidenzia miglioramenti nell'uso delle gambe e delle mani, diminuzione della rigidità muscolare e un incremento del sonno ristoratore ed alcuni miglioramenti anche riguardo l'umore e a livello intestinale.

Tornando allo studio eseguito al CEESO Venezia, basta guardare la Tabella 2 per comprendere l'incidenza positiva del trattamento manipolativo osteopatico sulle disfunzioni somatiche e sul loro decorso durante la sessione di terapie osteopatiche effettuate (qui il lavoro completo).

"Dal punto di vista qualitativo – chiarisce la studentessa del CEESO Venezia autrice del lavoro - durante i tre mesi di trattamento il paziente non ha mai avuto episodi di spasmo muscolare. Inoltre, il fisioterapista dopo aver trattato il paziente a fine agosto, dopo una pausa di un mese, ha notato meno rigidità a livello del sistema muscolo-scheletrico. Ci sono stati dei miglioramenti anche nell'attività motoria in acqua, il paziente riesce a coordinare meglio la respirazione e in posizione supina ha migliorato la mobilità degli arti inferiori".

I tempi ridotti tra un trattamento e l'altro e la frequenza di trattamenti in una settimana potrebbe essere valutata in termini di mantenimento dei risultati ottenuti, soprattutto per quanto riguarda il trattamento della stipsi.



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