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La Postura I fondamenti

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Dettagli

Lo studio del movimento umano è un campo vastissimo ed irrinunciabile nella formazione dell' esperto della motricitá umana. Molte delle conoscenze nel campo della motricitá derivano derivano dalle tecniche illustrate in questo testo.

PARABOLA

Il pescatore dopo avere raccolto un certo numero di perle, immaginò di ornare con esse il collo della sua donna; cercò modi per farle stare allineate ma tutto fu vano e morì senza aver potuto realizzare il suo desiderio. Un altro, dopo di lui, essendo nel frattempo stato inventato il filo, pensò di risolvere il problema legando assieme le perle; rabberciò una specie di collana, rovinando però l'effetto delle perle. Poi ci furono altre invenzioni e finalmente un tale, pensando alla storia del pescatore che si era tramandata nei secoli, ebbe l'idea di fare un buco nelle perle e farci passare un filo; così, finalmente, una collana di perle ornò il collo di una donna.
Morale della parabola
Per allineare un certo numero di perle:se cerco di sistemare una ad una le perle su un piano, non riesco facilmente a controllarle; se raggiungo lo scopo a prezzo di ansie e tempi lunghi, il risultato è assai instabile; un qualsiasi urto su una perla si trasmette alle altre (effetto farfalla) provocando un disastro;se invece infilo le perle, costringo le stesse ad allinearsi e posso modellarle su superfici diverse e appenderle al collo come una collana.
Conclusione: l'azione del filo è un mezzo meccanico con caratteristiche di linearità atto a dominare i fenomeni caotici delle perle in libertà. Le perle rappresentano il caos; la collana rappresenta la linearità.I fenomeni della postura sono così complessi, tante le correlazioni ma, allo stesso tempo, non possiamo considerare funzioni caotiche, lo stare in piedi, muoversi e camminare.
Se apro un rubinetto e l'acqua scorre, questo è un fenomeno caotico, come il temporale e gli uragani. Ma se prendo una bottiglia, la riempio al rubinetto e la metto sul tavolo, il caos dell'acqua che scorre finisce dominato nel recipiente. Alla bottiglia piena posso applicare una forza e spostarla con processi lineari, ignorando il caos che prosegue all'interno. Se però butto la bottiglia nel fiume, essa, a sua volta, tornerà a far parte di un evento caotico, come tutto ciò che porta la corrente.
Allora ricordando la collana di perle e poi tanti altri fenomeni complessi, ci si rende conto che deve esistere, alla fine, un "qualcosa" atto a linearizzare l'insieme di questi fenomeni, agli effetti di una funzione. E non ci si deve fare allettare da alcuni fenomeni, come dal canto delle sirene.
Il dentista: io ho notato che quando esiste una deviazione della mandibola in un senso, ciò causa una ipoconvergenza dell'occhio.
L'oculista: io invece so che quando esiste una ipoconvergenza, questa causa un problema occlusale.
Il vestibologo: ma no, io sono certo che tutto dipende dall'orecchio.
Anch'io allora: ... se mi alzo presto al mattino e mi affaccio alla finestra, vedo il sole che si alza all'orizzonte, dico: "sono io che affacciandomi faccio sorgere il sole".
I fenomeni possono essere infiniti e variamente collegati ma la funzione, come schema e modello, è lineare. Dobbiamo cercare di capirla.
I discorsi sulla Postura si stanno diffondendo presso tutti gli ambienti; ma spesso non appare chiaro di che cosa si parla: non esiste un linguaggio comune e tanto meno un progetto per stabilire significati e metodologie di approccio.
Dobbiamo cercare tutti di portare un po' di ordine nel discorso. Va detto subito che la Postura:
• non è l'Equilibrio;• non è una Posizione;• non è "l'Occlusione".
È una funzione che riguarda la gestione della posizione e contemporaneamente la modulazione del movimento. Dobbiamo tentare una definizione accettabile da tutti.
Possiamo avvicinarci al problema pensando a cosa c'è di comune in tutte le posizioni e cosa hanno in comune le posizioni, i movimenti e l'equilibrio e, alla fine, a come c'entra tutto ciò con la salute degli organi e delle strutture dell'uomo. Per conoscere il problema posturale, bisogna confrontarsi con tutte le componenti morfofunzionali del corpo afferenti alle sue attività e cioè: stare in piedi, muoversi, sentirsi bene e, perché no, esprimere bellezza.
Dovremo prima di tutto sapere di che cosa parliamo e perché. Porci degli obiettivi e definire un metodo per raggiungerli; il tutto con la massima chiarezza, soprattutto, dando risposte concrete alle domande.Se il problema contiene aspetti complessi, non può essere questa una scusa per affrontarlo con discorsi caotici, altrimenti il discorso diventa esso stesso fattore di confusione.
Nella realtà di tutti i giorni, ognuno deve affrontare situazioni che, scientificamente, presentano aspetti complessi sotto vari punti di vista, ma nella pratica, non ci si può fermare per questo, se si devono tradurre le premesse teoriche in una prassi operativa.
Succede a tutti al momento in cui si comincia ad occuparsi di postura; subito al primo problema fanno seguito una infinità di altri a cascata (su tutti gli aspetti e fenomeni possibili) e ci si trova nella necessità di cercare una via d'uscita. Se uno quando si sveglia al mattino, prima di alzarsi in piedi, pretende di sapere tutti i come e i perché di ciò che si appresta a fare, rimarrà seduto a pensare per tutta la sua vita.
Ma se invece di discutere tutti i problemi, si limiterà a pensare a ciò che deve fare cioè puntare i piedi per terra, spingersi in avanti e mettersi in verticale al suolo, l'essenzialità del processo otterrà un effetto funzionale immediato. Penso che sarà più semplice spiegare anche il discorso posturale se partiamo dai fatti. Allora, in sintesi, il problema che ci si pone è:
1. sapere di cosa si parla;2. che sia chiaro a cosa mira il discorso;3. usare un comprensibile modo di esporlo. Ne deriva la necessità di:
a) definire il significato e stabilire i parametri di una corretta postura;b) proporre i modi e i metodi per tradurre in una prassi operativa il discorso; decidere quale linguaggio usare.
Per tutti gli argomenti è importante trovare dei riferimenti chiari, comprensibili. Il discorso sarà comprensibile se attraverso metodiche lineari offrirà risultati e proposte concrete. Nel caso specifico, deve essere accessibile a tutti, in relazione alle competenze di ognuno: agli operatori che lo gestiscono, agli utenti che devono mettere in pratica i suggerimenti e ai critici per una opportuna disamina e per utili discussioni. Sarà poi inevitabile che se ne continui a parlare, come di una partita di calcio, all'infinito; ma alla fine, la partita si gioca sempre in un periodo di tempo stabilito, con 11 giocatori per parte e con un pallone da calciare in rete e nessuno può sfuggire a queste costanti o ignorarle.
Il primo problema sono quindi le costanti di riferimento che per la postura sono:

  1. le leggi di natura;
  2. le strutture del corpo umano;
  3. il funzionamento di queste strutture in relazione agli obiettivi: nel caso specifico stare in piedi e adattarsi alle incombenze statico-motorie;
  4. i messaggi e i condizionamenti dell'ambiente esterno.

In questo iter scientifico e pratico si incontrano delle componenti e dei fenomeni con caratteristiche di complessità, difficili da spiegare o da gestire e di cui si è dovuto prendere coscienza.
Dal punto di vista pratico ci viene in aiuto, per superare gli scogli, il riferimento a schemi funzionali che corrispondono anch'essi ad una costante.
Nella stesura del volume cercheremo di seguire una linearità di esposizione, di dare chiari schemi di sintesi, di azzardare ipotesi quando non esistono risposte su aspetti e argomenti che è necessario o doveroso approfondire.

NOTA
Pur essendo ricorsi frequentemente all'aiuto e al parere di tecnici (matematici, ingegneri, programmatori ecc.) alla fine abbiamo deciso di escludere dal testo qualsiasi formula, convinti, tra l'altro, che non esistono (ancora) formule atte a spiegare certi problemi per i quali è meglio affidarsi alla logica del cervello e alle sue capacità di immaginazione. Nel corso dei non pochi anni di impegno su questo problema abbiamo letto e consultato un grandissimo numero di testi e lavori scientifici, anche non medici, per cercare di capire le funzioni e i fenomeni. Negli ultimi tempi, invece, ci siamo limitati alla consultazione di testi base, evitando letture e suggestioni da parte di una ormai non più controllabile letteratura sulla postura, per meditare e cercare di essenzializzare i problemi al fine di ricondurli, quando possibile, ad un unico filo conduttore. È anche il motivo per cui abbiamo eliminato, al limite del possibile, citazioni e riferimenti bibliografici nel testo. Dobbiamo purtroppo prendere atto e fare presente che concetti e numerosi disegni da noi pubblicati, anni fa, in testi ed articoli relativi a questo e ad altri problemi, sono stati utilizzati, senza autorizzazione, in numerose pubblicazioni di altri autori.


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