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Osteopatia biodinamica

di Maria Grazia Dè Bernardi

Per me e per molti altri colleghi osteopati, l’osteopatia biodinamica ha significato  sviluppare sensibilità e conoscenza, trovando autentica e originaria motivazione terapeutica.

Utilizzare degli aggettivi per definire gli ambiti specialistici di una Scienza, Arte o disciplina è in uso comune. Tanto nella medicina convenzionale quanto in quella non convenzionale o, ad esempio, in discipline come lo yoga che, pur nel suo significato letterale di “unità”, si avvale di aggettivi (hata, raja, pranayama, etc.) al fine di definire nel dettaglio campi e metodi di applicazione.Talvolta gli esseri umani diffidano della complessità e si rifugiano nelle semplificazioni tranquillizzanti e nell’incasellamento delle informazioni, persino rifiutando alcune diversità come la biodinamica, la cui corretta interpretazione può arricchire e completare un’antica disciplina come l’osteopatia fino a potenziarne le stesse premesse culturali e scientifiche di riferimento.

E’ indiscutibile che anche la medicina, un po’ come l’orchestra,  possa avvalersi di un ampio ventaglio di strumenti per raggiungere scopi sempre più complessi ed evoluti nella cura e nella prevenzione. Ovviamente, la ricerca della migliore coralità necessita di conoscenza e aggiornamento, e sono comprensibili le difficoltà di chi non è avvezzo a mettere in discussione le proprie rassicuranti consuetudini o di chi considera assoluto il proprio personale modello di Osteopatia. Da decenni in Italia gli osteopati si confrontano umilmente con queste forme di chiusura convenzionale e pare assurdo solo pensare che  proprio essi possano diffidare dallo scambio fecondo di esperienze!
Gli osteopati identificano le proprie risorse nelle “mani sensibili” e nel “cervello intelligente”, consci che per essere efficaci occorra riscontrare esiti oggettivabili  e riproducibili di  qualsivoglia azione che miri a risanare nel lungo termine. Una continua ricerca di conoscenza empirica verso nuove frontiere di scientificità. Possiamo considerare la sensibilità e l’intelligenza dell’osteopata  come forze vitali che possano indurre alla guarigione; energie che come tali attingano da uno Spirito più vasto, denominabile “Soffio di vita”, ovvero potenza suprema capace di animare, appunto, le forze vitali di ognuno. Dal momento in cui l’Osteopatia si esprime a servizio di “Corpo”, “Forze vitali” e “Spirito”, a tal riferimento può essere definita rispettivamente come Osteopatia Biomeccanica, Biocinetica e Biodinamica, dove non possiamo non ricordare che il suffisso “bio” significa “vita”.  Scindere queste tre componenti equivale a separare una qualsiasi espressione corporea dal respiro e dal flusso di energia che la determina. Queste componenti sono infatti originariamente presenti come in un “microchip” nella placca embrionaria ancor prima della formazione dell’embrione stesso. In base a questa interpretazione possiamo immaginare la causa delle recidive, degli scompensi o delle sindromi autoimmuni  proprio nella separazione di questi tre livelli.Le forze biologiche/biomeccaniche sono da intendersi animate da una biocinetica universale sensibile e intelligente che si orienta in modo vettoriale o multidirezionale  attraverso vie bioelettriche, fluidiche ed elettromagnetiche.  Biomeccanica e biocinetica a loro volta esistono grazie a una “starter originale” da cui origina la vitalità e la salute del mondo naturale nella sua interezza. La Biodinamica, riferendosi alla potenza di questo starter originale, deriva da esso la propria conoscenza  e la capacità di stabilire primarietà e ordinamento terapeutico.
Le tecniche dell’Osteopatia biodinamica si possono applicare solo se operatore, paziente e ambiente hanno raggiunto il cosiddetto “Stillness” da intendersi come stato di quiete / pace / immobilità / respiro comune.

Per dirla con A.T.Still: “ Perché non mettersi a servizio di quella Conoscenza che ha autentico potere e volontà piuttosto che applicare tecniche alla cieca dettate da conoscenze relative e personali”? In altre parole, le mani sensibili dell’osteopata possono portare alla migliore guarigione se con intelligenza si è in grado di identificare il percorso verso la salute conoscendone a fondo complessi meccanismi, necessità e finalità. Nello specifico dell’osteopatia biodinamica si tende al ripristino del prospetto embrionario così come esso fu programmato per quel determinato soggetto. Si offre, in sostanza, la possibilità di “riavvolgere il nastro” per consentire alle memorie preconfigurate di riemergere  attingendo nuovamente e liberamente alla sorgente “Soffio di vita”. Da ciò deriva un’espansione dello stesso concetto di Respirazione primaria.
In riferimento al motto ippocratico “Medice, cura te ipse”, lo stesso operatore che applichi la propria arte con umiltà, metodo e apertura mentale intraprende un percorso significativo  per la cura del proprio “ego”. Altamente raccomandabile.

A cura di: Maria Grazia De Bernardi Osteopata D.O – M.ROI.
Pubblicato su Tuttosteopatia.it: 21/01/2008

Maria Grazia Dè Bernardi
22 Febbraio 2011


I vostri commenti (Un Commento)

  • Scritto da: Magda bonacina
    Data: 28 Maggio 2015 alle 16:01

    Se cominciassimo a citare correttamente .."..medice cura te IPSUM"..??

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Quando le formiche uniscono le loro bocche, possono trasportare un elefante.
proverbio del Burkina Faso

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