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Osteopatia in ambito Craniale

“Conosci la tua anatomia e la tua fisiologia, ma quando metti le mani sul corpo di un paziente, non dimenticarti che vi abita un’anima vivente”

Conoscere l'osteopatia, Dr. A.T. Still

  1. Introduzione all’approccio Biomeccanico  e Biodinamico
  2. Comparazione dei modelli Biomeccanici e Biodinamici nell’ambito craniale
  3. Meccanismo Cranio-Sacrale
  4. Meccanismo Respiratorio Primario (MRP)
  5. Le Due Fasi
  6. Il Liquido Cefalo-Rachidiano
  7. Sorgenti del liquido cefalo-rachidiano
  8. La fluttuazione intrinseca del liquido cefalo-rachidiano
  9. Motilità intrinseca del SNC1
  10. La mobilità del sistema delle membrane di tensione reciproca (MTR)
  11. Lamine durali

Introduzione all'approccio Biomeccanico e Biodinamico

La salute è un concetto che supera la semplice individualità, i concetti di pura anatomia e fisiologia, è espressione della forza creativa universale. E’ quella energia misteriosa che ci differenzia da un oggetto inanimato.

Viviamo in un universo costantemente creativo, dove le forze creative si susseguono a quelle distruttive in un rapporto dipendente e inarrestabile. L’uomo è attimo per attimo espressione di questo.

Questa energia ognuno di noi può identificarla in una icona rispetto all’altra: Dio, Manitù, Forza della Natura, E=Mc², corredo genetico.

Il Dr. William Gardner Sutherland identificava questo processo di creazione con il Respiro della Vita. “La creazione rivela i suoi fini mediante il Soffio della Vita”.

Il Dr. William Gardner Sutherland sosteneva che nei fluidi corporei il Soffio della Vita genera la Potenza Biodinamica. Questa è una forza ordinatrice che guida armoniosamente la forma e il funzionamento del corpo e della mente umana. E’ questa che mantiene l’intenzione originaria dell’essere umano, che si inscrive nell’embrione, come intrinseco principio di salute, che ha una fisiologica funzione attiva. La potenza del Soffio della Vita conserva e mantiene la salute di ogni cellula, di ogni tessuto in qualsiasi distretto del nostro corpo, permettendo,comunque, una funzione essenziale alle proprie specificità.
Come terapeuti ci interessa di un individuo il suo essenziale potenziale di autoguarigione, quindi cerchiamo di operare per rendere questa fisiologica funzione attiva efficace, cercando di predisporre l’ambiente a questa azione.

Questa energia vitale di autoguarigione si esprime nella mano dell’Osteopata attraverso il Meccanismo Cranio-Sacrale, sapendo che è il primo passo, strutturale, del Sistema Cranio-Sacrale.

  • Attraverso il MCS abbiamo un approccio Biomeccanico
  • Attraverso il SCS abbiamo un approccio Biodinamico

I cinque elementi Biomeccanici del MCS sono:

  1. Mobilità e Motilità delle ossa del Cranio e Suture
  2. Mobilità e Motilità dell’Osso Sacro
  3. Membrane di Tensione Reciproca
  4. Liquido Cefalorachidiano
  5. Motilità intrinseca del Cervello e del Midollo Spinale

I cinque elementi Biodinamici del SCS sono:

  1. La Quiete Dinamica al centro di tutto il movimento
  2. La potenza del Soffio della Vita in sé, detta Marea Lunga. Questa è una matrice bioelettrica organizzata intorno alla linea mediana embriologica primaria
  3. La funzione di organizzazione e di integrazione della potenza del Respiro della Vita nei fluidi corporei (concetto di fluido)
  4. L’organizzazione dei sistemi fluidi e tissutali in funzione dell’imperativo del Respiro della Vita e suo programma (originalità)
  5. L’espressione del movimento Respiratorio Primario in cicli di Inspirazione e di Espirazione, che coinvolgono i tessuti, i fluidi e la potenza come un’unità di funzione.


“La mobilità involontaria ritmica dei tessuti e dei fluidi e le varie maree sono tutte completamente integrate l’una nell’altra e nel corpo come unità.” Dr. Rollin Becker D.O

Comparazione dei modelli Biomeccanici e Biodinamici nell'ambito craniale

Definiti dal Dr. James Jealous D.O. , tradotti da Guglielmo Donniaquio D.O con Renè Briend D.O.

Biomeccanica
Biodinamica

1. Riflette le prime idee di Sutherland

1. Riflette le ultime idee di Sutherland e i suoi contributi allo sviluppo continuo della scienza dell’Osteopatia Clinica.

2. Le tecniche si riducono all’utilizzo della forza dell’operatore

2. Le tecniche sfruttano il movimento all’interno del sistema. La capacità trasmutativi della Marea è riconosciuta. Le forze della Marea sono direttamente in relazione con lo schema della malattia. Si sente attentamente il processo

3. Il concetto è modellato sulle idee che erano dominanti all’epoca nella professione

3. Il concetto è basato unicamente sulla percezione sensoriale e le risposte cliniche

4. Ha riconosciuto cinque fenomeni

4. Più di cinque fenomeni riconosciuti; il concetto è senza limiti determinanti

5. Movimento assiale delle ossa

5. Movimento traslatorio e trasmutazionale

6. Il termine di “Meccanismo” è utilizzato come un termine collettivo non distinto

6. Il “Meccanismo” è definito tramite gli elementi specifici (per esempio, il Soffio della Vita, la propulsione fluida, le Forze delle Maree, i differenti ritmi, etc.). L’uso generale del termine è da evitare. I termini sono su una base sensoriale che è chiaramente stabilita

7. Le forze innate sono considerate collettivamente; esse non sono descritte in modo specifico

7. Le forze innate sono descritte tramite la discriminazione sensoriale; esse non sono raggruppate

8. L’I.C.R. (Influs Cranien Rythmique) è l’espressione primaria del Soffio della Vita

8. L’I.C.R. non è che una delle espressioni del Soffio della Vita, Ma è più una forza terapeutica

9. L’I.C.R. è tra gli 8 e i 14 cicli il minuto, i ritmi più lenti non sono identificati

9. Il ritmo di base della respirazione primaria è di 2 – 3 cicli al minuto, alcuni ritmi più lenti sono riconosciuti come stadi primari del sistema

10. Il disingaggiamento è applicato dall’operatore

10. Il disingaggiamento è presente naturalmente durante ogni fase di inspiro ed è in sincronicità con la Marea

11. Il SNC è il motore primario che avvia i cinque elementi; il complesso è sequenziale

11. Il Soffio della Vita è il motore primario che genera il movimento. Il movimento è sincrono dentro tutti gli elementi. I cinque elementi costituiscono una unità di funzione totale

12. La percezione è automatica. Le attitudini di percezione non sono formulate

12. La percezione è un atto di abilità cosciente che pretende allenamento e correzioni istantanee; essa non è automatica

13. Nessuna linea mediana biologicamente attiva

13. L’orientamento spaziale è una funzione primaria dentro l’organizzazione del movimento. La linea mediana è bioelettricamente attiva

14. Le lesioni sono esclusivamente somatiche e articolari

14. Le lesioni possono sopraggiungere a qualsiasi livello del sistema. Una lesione è percepita come una unità disfunzionale implicante la totalità della persona

15. La psiche, il soma, i visceri, lo spirito sono sistemi separati

15. La Totalità (il tutto) è la più piccola suddivisione possibile

16. Il Soffio della Vita non è al centro della guarigione

16. Il Soffio della Vita ha una intenzione cosciente ed è fornito di tecniche

17. La continuità fasciale è la linea principale della disfunzione e della sua correzione

17. La continuità è un aspetto della funzione bioelettrica-biomolecolare e biomeccanica, una funzione della Totalità.
Il movimento è metabolismo, dal greco “mètabolè” che significa cambiamento. Il metabolismo è l’insieme delle trasformazioni chimiche e somato-chimiche che si realizzano dentro tutti i tessuti di un organismo vivente.
- anabolismo: assimilazione, espansione.
- catabolismo: degradazione, recessione

18. I limiti percettivi sono creati dal modello

18. I limiti concettuali sono evitati a qualsiasi costo. La percezione è considerata come una entità relativamente illimitata

19. Il sistema gerarchico d’insegnamento è discriminatorio e non complementare

19. Tutti gli individui sono riconosciuti come entità interamente dotate di attitudini istintive. Tutte le persone sono capaci di percepire la propria divinità. La generosità della Marea deve essere presa come modello.

20. L’interesse primario è la ricerca della lesione maniera di ridurla

20. La focalizzazione essenziale è sull’intenzione del Soffio della Vita e le sue priorità.

21. La palpazione serve a identificare le lesioni anormali e i vettori di tensione dentro la sfera somatica, la sfera mentale, la sfera viscerale

21. La percezione è diretta inizialmente verso la Salute, vista come il punto di equilibrio del paziente e la compartecipazione del Soffio della Vita dentro l’individuo; la palpazione del paziente ha per scopo l’individuazione di un processo di malattia.

22. L’operatore è guidato dalla sua abilità per definire la restrizione. La frase “ calmati e conosci” non è al centro del processo, malgrado sia conosciuta marginalmente

22. La conoscenza e l’informazione provengono dalla Grande Saggezza presente dentro il paziente, percepito come entità del Soffio della Vita o la “piccola voce” dall’interno (Becker). Una comunicazione istintiva e diretta, con la conoscenza generatrice, é apprezzata contemporaneamente sia come un’arte sia come una realtà necessaria.

23. Non incorpora il principio Biodinamico

23. Incorpora il principio Biodinamico e valuta le idee meccaniche come degli “utensili”.

24. Il neutro del trattamento è tra i tessuti e l’osso

24. Il neutro è tra tutti i livelli di energia ed è sincronizzato con il disingaggiamento del sistema durante i picchi di attività delle forze della Marea.

25. Le ossa si muovono continuamente

25. Le ossa si muovono secondo degli schemi ondulatori, che variano durante i cicli respiratori

26. I test di mobilità sono applicati al sistema

26. Nessun test di mobilità, il movimento è osservato durante il periodo di inalazione

27. Le lesioni articolari sono primarie

27. le lesioni articolari sono possono essere primarie, secondarie, terziarie o quaternarie. I fluidi possono immobilizzarsi e bloccarsi

28. Le lesioni esagerate e mantenute

28. Le lesioni non sono esagerate e solo il movimento presente è utilizzato.

- Le ossa trasmutano in presenza l’effetto metabolico dell’inspirazione e la densità diminuisce

29. La SSB e il sito primario di orientazione dell’attività lesionale. Le lesioni sono diagnosticate e ridotte per delle sequenze concettuali che esordiscono a livello della SSB

29. Il sito primario è variabile. La SSB non deve essere corretta a priori salvo che le forze della Marea non agiscano a questo punto e indichino che è necessario. Le lesioni non sono corrette in maniera automatica e le sequenze non sono cadenzate concettualmente. Le priorità sono stabilite dalla Marea

30. Le lesioni senza movimento sono possibili

30. Il movimento è sempre presente ad un certo livello e può essere utilizzato

31. Il concetto é espresso attraverso una documentazione razionale

31. Il concetto è alimentato dall’esperienza clinica e l’osservazione del sistema vivente. Il lavoro cosciente è istintivo piuttosto che razionale. La razionalità supporta il lavoro, ma in maniera secondaria

32. Le lamine delle MTR creano la meccanica ossea

32. La dura madre agisce come una unità ed è mobilizzata dal Soffio della Vita. I movimenti ossei sono una risposta alle forze della Marea e al Soffio della Vita

33. Le lamine delle MTR sono la falce del cervello, la tenda del cervelletto e la falce del cervelletto

33. Le lamine comprendono le duplicazioni della dura madre dentro gli emisferi e includono il setto trasversale anteriore (guaina durale anteriore). Elemento fondamentale della ETR (equilibrazione della tensioni reciproche) attraverso le grandi ali dello sfenoide con gli altri elementi laminari (falce del cervello, falce e tentorio del cervelletto, tenda dell’ipofisi).

34. Il modello non è più cambiato dalla sua pubblicazione iniziale del 1943

34. Il modello evolve grazie al contributo giornaliero della clinica

35. Sutherland suggerisce e addotta la potenza inerente del Soffio della Vita (potency) come forza terapeutica che muove il meccanismo. Egli è morto prima di avere un modello che definisse il suo amore reale e profondo per il Soffio della Vita

35. “La visione finale” di Sutherland di questo sistema è a priori dentro questo modello.

36. Il movimento della SSB è considerato come precursore ai movimenti della volta e del massiccio facciale

36. Il movimento e una unità di funzione presente ovunque. Egli è primario in qualsiasi punto.

37. L’embriologia spiega lo schema dei movimenti del SNC

37. L’embriologia è solo quella scienza che conferma l’esistenza di  forze extra-genetiche che prendono le decisioni dentro i fluidi e producono tutti i sistemi.

38. La trasmissione diretta della potenza inerente della marea disingaggia le costrizioni e le tensioni

38. Si afferma la stessa cosa, in più le forze della marea muovono direttamente le articolazioni durante la respirazione normale

Traduzione in italiano ed errori di Guglielmo Donniaquio D.O.

Meccanismo Cranio-Sacrale

Il Movimento Cranio-Sacrale si esprime nel ritmo cranio-sacrale; tutte le ossa, le membrane, i fluidi del corpo esprimono l’Impulso Ritmico Craniale o IRC (Cranial Ritmic Impulse o CRI) con un modello di movimento specifico, il singolo movimento cranio-sacrale.I ritmi ciclici del movimento cranio-sacrale hanno la caratteristica di avere due fasi: una specie di spinta e ritorno alla partenza all’interno dei tessuti stessi. Questo è espresso in una fase come movimento in un senso e nell’altra fase come un movimento nel senso contrario. Questi ritmi hanno una frequenza fra gli 8 e i 12 cicli al minuto. Questo movimento è detto anche ritmo cranio-sacrale o semplicemente ritmo craniale.

Mobilità e motilità: ogni struttura corporea si esprime nel meccanismo cranio sacrale e sotto forma di Motilità e sotto forma di Mobilità.
La mobilità è la possibilità di una struttura di muoversi rispetto ad un’altra, esprime la possibilità per la motilità; in questo campo si parlerà di osteologia e fisiologia articolare, suture, punti pivot, biselli e piani di scivolamento tra organi.
La motilità è il movimento forse involontario di un qualsiasi tessuto, è una respirazione che parte dall’interno e si iscrive nel meccanismo cranio-sacrale. Essa è espressa, normalmente, nei tessuti come un flusso: un’espansione seguita da un restringimento. La biodinamica afferma che questo respiro è l’espressione diretta della potenza del Respiro della Vita, che stimola e dà vita ai tessuti dall’interno.
Il respiro della vita si esprime con la Marea Lunga.

Meccanismo Respiratorio Primario (MRP)

Dopo che Dr. Sutherland scoprì che il cranio aveva un movimento, che egli chiamò MRP, perché ricordava la respirazione toracica, ma non aveva nessun rapporto con essa, intraprese un percorso di indagine che lo portò a riconoscere un sistema di strutture interconnesse che giocano un ruolo importante nel MRP. Questi sono le Meningi (il sistema durale) e i Liquidi (il Liquido Cefalo-Rachidiano). Sono intorno e dentro al Sistema Nervoso Centrale in una struttura che si continua dal Cervello al Midollo Spinale.
Questo sistema interconnesso di tessuti e di fluidi si definisce MRP o Sistema Cranio- Sacrale o Meccanismo Cranio-Sacrale, questi meccanismi si evidenziano attraverso il Movimento Cranio-Sacrale o Impulso Ritmico Craniale.
Esso comprende cinque elementi e due fasi:

5 elementi

  1. Liquido Cefalo
  2. Rachidiano
  3. Sistema Nervoso Centrale
  4. Sistema Durale
  5. Ossa del Cranio
  6. Osso Sacro

2 fasi

  1. flessione
  2. estensione

Le Due Fasi

Le due fasi si definiscono e prendono nominativi diversi a seconda della struttura a cui ci interessiamo.
Si parla, quindi di Flessione delle ossa centrali e dispari del Cranio, Rotazione Esterna delle ossa periferiche  e pari del Cranio, Inspirazione del Liquido Cefalo-Rachidiano e del Sistema Nervoso Centrale; nel caso della fase di ritorno, Estensione nelle ossa centrali e dispari del Cranio, a cui si collega una Rotazione Interna delle ossa periferiche e di una Espirazione del Sistema Nervoso Centrale e Liquido Cefalo-Rachidiano.

Per comodità alcuni autori si riferiscono alle due fasi con il nome di Inspiro ed Espiro, per cui:

Inspiro – Flessione – Rotazione Esterna – Inspirazione
Espiro – Estensione – Rotazione Interna – Espirazione

“Il meccanismo respiratorio primario è stato suddiviso in cinque parti per fini didattici, ma rimane una unità di funzione” Dr Rollin Becker D.O.

Il Liquido Cefalo-Rachidiano

"Sostanza liquida contenuta nel cervello e nel midollo spinale, è secreto dai plessi corioidei, circola nelle vie liquorali e viene riassorbito soprattutto a livello dalle granulazioni di Pacchioni; ha la funzione di proteggere il SNC da deformazioni meccaniche e di compensare rapidamente la pressione all’interno del sistema”.

da Dizionario Medico

Il liquido cefalo-rachidiano riempie gli spazi sotto-aracnoidei del cranio e del rachide, circonda il nevrasse in tutta la sua estensione. Limpido e trasparente è incolore, oscilla secondo i soggetti da 100 a 150 g. di media. All’atto dell’autopsia non se ne ritrovano più di 60-80 g.; evidentemente per il riassorbimento che si verifica rapidamente dopo la morte. Tale quantità sembra variare anche, nello stesso individuo, sotto influenze patologiche o per l’età: sarebbe più abbondante negli anziani.
La sua composizione chimica è particolarmente fissa, in caso di normalità presenta una enorme componente idrica: l’acqua rappresenta il 990 per mille. I cloruri oscillano tra il 7,25 e il 7,40 per mille. L’albumina è tra 0,15 e 0,25 per mille; il glucosio oscilla fra 0,50 e 0,60 per mille. L’urea non supera 0,06 0,10 per mille e il liquido ha una reazione leggermente alcalina. Il liquido dei ventricoli laterali presenta una differenza da quello degli spazi sotto-aracnoidei e del midollo: il suo contenuto di albumina è debole ma il contenuto di glucosio è più elevato (Crisera D.C. afferma che il terzo ventricolo gestisce la reazione insulina-glucagone).
Dal punto di vista citologico possiamo affermare che in caso di normalità il liquido non contiene cellule, salvo qualche rarissimo linfocita.

Il liquido circola nel sistema liquorale formato da formazioni sotto-aracnoidee e dal sistema dei ventricoli e dell’acquedotto.

Le formazioni sotto-aracnoidee sono suddivise topograficamente.
A livello midollare il liquido cefalo-rachidiano si dispone in modo uniforme, come un manicotto (componente liquida del Core Link di Upledger) e si accumula in basso, attorno ai nervi della cauda equina, dove costituisce un vero serbatoio. Nel cervello il liquido si accumula in cisterne, che ricevono affluenti e si suddividono in cisterne della loggia cerebrale e della fossa cranica posteriore.

La loggia cerebrale, sotto la base del cervello, il liquido si accumula e forma un importante serbatoio a livello della regione media: la cisterna basale. Questo serbatoio corrisponde allo spazio interpeduncolare e ai peduncoli cerebrali, comunica lateralmente con le cisterne laterali, che sono zone di accumulo alla base dei solchi laterali. In avanti si continua con la cisterna chiasmatica e in dietro comunica con la cisterna ambiens. La cisterna ambiens si estenda dall’istmo dell’encefalo al seno retto, punto di unione tra la falce del cervello e il tentorio del cervelletto.
La cisterna ambiens riceve l’affluente pericalloso, che si trova, insieme al seno retto inferiore, nello spazio tra il bordo inferiore della falce del cervello e il corpo calloso.La comunicazione tra la cisterna ambiens e la cisterna basale è garantita dal canale peripeduncolare, dove passa il nervo trocleare.

Affluenti delle cisterne: dalla superficie laterale degli emisferi cerebrali scorrono gli affluenti delle cisterne, così osserviamo il fiume rolandico, quello silviano e quello parallelo, seguono esattamente i solchi centrale, laterale e temporale superiore, sboccano tutti e tre nella cisterna della fossa laterale. Sulla superficie mediale degli emisferi gli affluenti hanno una doppia direzione: quelli anteriori si dirigono avanti e sboccano nella cisterna callosa, quelli posteriori si dirigono in dietro e raggiungono la cisterna cerebellare superiore. Sulla faccia superiore cerebellare gli affluenti del lobo orbitario sboccano nella cisterna della fossa laterale; quelli del lobo temporo-occipitale si versano nella cisterna cerebellare superiore.
Tutte le cisterne hanno un ruolo nella statica cerebrale, formano un cuscino protettore alla base del cervello, in questo sistema il liquido cefalo-rachidiano svolge una funzione di sospensione idraulica dei tessuti e irrora e bagna tutto il SNC. Le cisterne sono luogo di passaggio e di divisione dei principali tronchi arteriosi destinati agli emisferi.

Nella fossa cranica posteriore osserviamo tre cisterne importanti. La cisterna pontina, che è fiancheggiata dalle due cisterne ponto-cerebellari, comunica in avanti, sopra alla lamina quadrilatera, con la cisterna basale della loggia centrale. La cisterna cerebellare superiore, è situata tra il tentorio del cervelletto e il cervelletto stesso, occupa la linea mediana posteriore. E’ collegata in avanti con la cisterna ambiens da un fiume mediano parallelo alla faccia dorsale del verme: fiume vermiano, situato sotto al seno retto. La cisterna cerebellare inferiore o cerebello-midollare, è situata tra il cervelletto e il bulbo, nella parte posteriore del grande forame occipitale. La cisterna cerebello-midollare è la più importante formazione sotto-aracnoidea. A questo livello la pia madre scende in basso a ricoprire la faccia inferiore del cervelletto, l’aracnoide, invece, passa dal margine posteriore del cervelletto alla faccia posteriore del bulbo, costituendo un grande spazio di raccolta. Questo serbatoio si continua sia con il confluente spinale, che con le cavità sotto-aracnoidee dell’encefalo.

Gli spazi aracnoidei si continuano intorno ai vasi che irrorano la sostanza nervosa e formano le guaine perivascolari. Tali spazi si prolungano anche sui nervi periferici, per questo troviamo nel perinervio il liquido cefalo-rachidiano.

All’interno della sostanza nervosa che forma il SNC, il liquido cefalo-rachidiano occupa delle cavità che hanno nome generico di ventricoli: ventricoli laterali e terzo ventricolo nel cervello, acquedotto cerebrale nel mesencefalo, quarto ventricolo nel romboencefalo, canale centrale nel midollo spinale.

Gli spazi aracnoidei cerebellari comunicano con le cavità ventricolari attraverso i forami mediano e laterali del quarto ventricolo, detti fori di Luschka e foro di Magendie.

Sorgenti del liquido cefalo-rachidiano

La sorgente principale del liquido cefalo-rachidiano è rappresentata dai plessi corioidei. I plessi corioidei si trovano a livello dei ventricoli laterali e del III e IV ventricolo. A livello dei ventricoli laterali e del III ventricolo troviamo la fessura di Bichat, depressione a forma di ferro di cavallo, all’interno della quale la pia madre si insinua per forma il cosiddetto telo corioideo, da cui prendono origine i plessi corioidei. I plessi corioidei del IV ventricolo sono concentrati sulla faccia posteriore del ventricolo stesso. I plessi sono villosità vascolari che secernono liquido cefalo-rachidiano.

Il liquido cefalo-rachidiano è prodotto a livello dei plessi corioidei, passa dai ventricoli laterali al III ventricolo, mediante i fori interventricolari; procede per l’acquedotto cerebrale e arriva nel IV ventricolo, da qui passa negli spazi aracnoidei, attraverso i fori di Luschka e Magendie, fori laterali e mediano. Una volta a livello aracnoideo, passa lentamente nelle varie cisterne della base, da qui si sposta negli spazi aracnoidei midollari e negli spazi delle convessità cerebrali. Non esistono correnti spontanee ascendenti dagli spazi midollari verso i ventricoli.
Il liquido cefalo-rachidiano è riassorbito a questo punto per due vie: per via venosa, con l’intermediazione dei seni della dura madre, da qui partono le cosiddette granulazioni aracnoidali che producono, attraversando lo spessore delle pareti della dura madre encefalica, le villosità aracnoidali, che riassorbono il liquido cefalo-rachidiano. Per via linfatica, all’origine dei nervi cranici la contiguità tra aracnoide e circolazione linfatica provoca il riassorbimento.

Nel liquido cefalo-rachidiano riconosciamo una doppia funzione: funzione meccanica, fa diminuire il peso reale del cervello rendendolo più leggero, è un legamento sospensore vero e proprio, consente al cervello di non essere compresso durante una sistole arteriosa, perché, durante la sistole, il liquido sfugge negli spazi della cavità rachidea, quando si accumula negli spazi rachidei facilita la circolazione cerebrale, svolgendo una funzione di aspirazione. Funzione biologica: costituisce un mezzo ideale per la vita e il funzionamento del SN, provvede a distribuire le secrezioni ipofisarie. Tale secrezione passa nel liquido, ma non vi resta a lungo in quanto non vi è traccia di secrezione a livello lombare. Entrando in contatto con i centri nervosi ne asporta i prodotti tossici, costituirebbe, quindi, l’agente più importante per la disintossicazione del tessuto nervoso.

Osteopaticamente è il tessuto più importante dell’organismo, gestisce la forma e la funzione, è un sistema di autocorrezione e autoguarigione, veicolo di energia e originalità. La sintonia con esso produce la Totalità.

Le vie liquorali sono l’insieme del sistema dell’Acquedotto e dei Ventricoli. Il sistema è formato dal Canale Centrale del Midollo, dal IV Ventricolo, dall’Acquedotto Cerebrale di Silvio, dal III Ventricolo e dai Ventricoli Laterali.

Le cavità ventricolari sono quattro, collegate tra loro, i canali sono due: il canale centrale del midollo e l’acquedotto di Silvio o canale ependimale, cioè rivestito dalla membrana ependimale, come del resto tutto il sistema, questa membrane è di origine Ectoblastica.

Ependima

Epitelio monostratificato con forma intermedia tra la cubica e la prismatica, formata da cellule ependimali: glia delle cavità del SNC: ventricoli, acquedotto, canale centrale e come rivestimento al plesso corioideo.

Acquedotto Cerebrale o Acquedotto di Silvio

E' un canale longitudinale, lungo 15 mm, largo da 1 a 2  mm, che produce la comunicazione tra il Quarto e il terzo ventricolo. Il canale è tappezzato dalla membrana ependimale.

Ventricoli Laterali

Sono due e sono cavità all’interno degli emisferi cerebrali. Uno per ciascun emisfero, sono cavità irregolari situate lateralmente alla linea mediale. Si estendono dal lobo frontale al lobo occipitale. Provengono dalla cavità primitiva delle vescicole cerebrali.I due ventricoli sono separati, comunicano indirettamente tra loro attraverso il forame interventricolare o Forame do Monro, con l’interposizione del III ventricolo. La parte anteriore del ventricolo laterale corrisponde al lobo frontale, poi sì direzione in dietro fino alla estremità posteriore del talamo. A questo punto cambia direzione, si porta in basso e in avanti e termina in corrispondenza del lobo temporale. Nel punto dove cambia direzione il ventricolo laterale manda verso l’estremità posteriore del cervello un diverticolo orizzontale, che prolunga in dietro la porzione temporale del ventricolo stesso.

Terzo Ventricolo

Detto anche ventricolo medio, è una cavità impari e mediana, situata tra i due talami che formano in gran parte le sue pareti laterali. Embriologicamente rappresenta la cavità centrale della vescicola diencefalica, che si è ristretta per lo sviluppo raggiunto del talamo, nelle sua parti laterali. Il terzo ventricolo comunica con il quarto ventricolo mediante l’acquedotto cerebrale; comunica con i ventricoli laterali attraverso il foro interventricolare.Ricordiamo nelle sue pareti laterali il foro interventricolare, nel suo margine posteriore l’attacco della base dell’epifisi. Il margine anteriore in basso si rapporta con il chiasma ottico. La base corrisponde ai processi corioidei, l’apice all’infundibolo della ipofisi.

Quarto Ventricolo

E' una cavità che corrisponde al lato dorsale del tronco encefalico, compreso tra il cervelletto, il bulbo e il ponte. Il quarto ventricolo rappresenta la cavità primitiva del cervello posteriore, cioè del romboencefalo, nello sviluppo embrionale. Con la sua parte inferiore fa seguito al canale centrale del midollo con il quale è in comunicazione. Con la parte superiore si continua nell’acquedotto cerebrale. Dal quarto ventricolo c’è il passaggio negli spazi aracnoidei.

Ricordiamo che tra le strutture importanti in collegamento al quarto ventricolo ci sono praticamente tutti i nervi cranici tranne il nervo olfattivo, visivo e facciale. Il quarto ventricolo ha rapporti diretti con il nucleo del nervo coclearie, del nervo ipoglosso, del nervo glosso-faringeo, del nervo vago, del nervo abducente, del nervo trigemino e del nervo accessorio spinale. Per vicinanza si rapporta con il nervo oculomotore e con il nervo trocleare.

La fluttuazione intrinseca del liquido cefalo-rachidiano

La fluttuazione intrinseca del liquido cefalo-rachidiano si riferisce al suo movimento all’interno delle membrane che circondano il SNC.
Questo movimento è un susseguirsi di fasi di inspirazione ed espirazione legate forse, come afferma Upledger, alla diversa velocità di produzione e di assorbimento del liquido stesso. Raggiunto un certo livello di produzione, questo liquido trasmette una tensione sui recettori delle suture della volta, che inibiscono la produzione e quindi si instaura il riassorbimento. Questo meccanismo trasmette alle ossa del cranio la sensazione, percepita dagli osteopati, di una pulsazione.
Il Dr. Upledger è del parere che la produzione del liquido cefalo-rachidiano nei plessi corioidei sia pulsante. Egli sostiene che, normalmente, la produzione sia continua per circa 3 secondi, poi si fermi per circa 3 secondi e successivamente si ripeta, il riassorbimento, attraverso i villi aracnoidei, invece, sia regolare. In questo modo è prodotto un ritmo ciclico ogni 6 secondi, o 10 cicli al minuto, dove per ciclo si intende una espansione e una retrazione.Egli suppone che esistano dei riflessi veicolati su nervi sensitivi, che si trovano sulla sutura sagittale, riempiendosi il sistema idraulico del liquido cefalo-rachidiano, questi riflessi nervosi si rilassano e fermano la produzione di liquido nei plessi corioidei.
Questa ipotesi prende il nome di meccanismo pressostatico di Upledger.
Un’altra teoria sulla produzione del Meccanismo Cranio-Sacrale è la motilità intrinseca del SNC.

Motilità intrinseca del SNC

I tessuti molli e gelatinosi del cervello assieme al midollo spinale esprimono un loro movimento, che si iscrive nel meccanismo cranio-sacrale. Nel modello Biomeccanico questo movimento autonomo e involontario è l’espressione del motore primo: il Soffio della Vita nel meccanismo cranio-sacrale.
Il SNC esprime il suo movimento respiratorio primario sotto forma di motilità, che avviene alla frequenza di 8/12 cicli al minuto. Diverse ricerche hanno confermato la presenza di una motilità ritmica del tessuto nervoso, che avviene a questa frequenza.
Motivi di questa motilità sono da ricercarsi nello sviluppo embriologico e nella funzione trofica del metabolismo delle cellule gliali cerebrali.
L’insieme delle cellule gliali potrebbe all’unisono svolgere le funzioni metaboliche in sincrona, così, quando tutte saranno in fase anabolica si espandono, nella fase catabolica si riducono.
La teoria embrionale è più affascinante. I modelli di crescita che tessuti seguono, quando si formano nell’embrione, determinano lo schema del loro movimento cranio-sacrale per tutta la vita (Upledger, Barral). Così il SNC esprime la sua motilità lungo un asse di sviluppo embriologico.
Durante la fase di flessione il SNC sviluppa la fase inspiratoria del meccanismo cranio-sacrale. Il cervello ruota verso la lamina terminale, in un movimento che ricorda la spirale di un corno d’ariete. La parte anteriore della corteccia ruota anteriormente, mentre la parte posteriore va verso l’alto, verso la sommità della testa. Nello stesso tempo il cervello si espande lungo il suo diametro traverso, si accorcia dal davanti indietro e dall’alto in basso. Il midollo spinale, contemporaneamente si solleva, si dirige in alto avanti nella direzione del bulbo e si allarga trasversalmente.
Il SNC sviluppa in flessione un movimento come se si volesse dirigere tutto verso un punto preciso che è l’infundibolo dell’ipofisi, in questo movimento di arrotolamento su se stesso sviluppa una espansione laterale, produce una spremitura dei ventricoli e induce il movimento alle membrane di tensione reciproca (MTR).Nel movimento opposto, che si svolge nella fase di estensione, il cervello si srotola verso il retro e sviluppa un movimento opposto nei diametri precedenti.

A questo livello possiamo osservare un punto fulcro importante l’infundibolo dell’ipofisi, esso è il punto fulcro o FULCRUM del SNC.Nel liquido cefalo-rachidiano per le sue peculiari caratteristiche non esistono fulcri propriamente detti.

La mobilità del sistema delle membrane di tensione reciproca (MTR)

Il SNC è racchiuso in un sistema di tessuti connettivi, detti meningi. All’interno del cranio il complesso meningeo è formato da tre strutture: Dura Madre, Aracnoide, Pia Madre.

La pia madre è sottile e delicata, aderente al SNC, segue tutti i contorni e le circonvoluzioni del cervello e del midollo spinale.

Lo strato intermedio è l’aracnoide, chiamata così perché assomiglia ad una ragnatela, anch’essa sottile e delicata, produce uno spazio con la pia madre, detto sotto-aracnoideo. Nello spazio sotto-aracnoideo circola il liquido cefalo-rachidiano.

Lo strato esterno delle meningi si chiama dura madre. E’ una membrana dura e forte ed è formata da due strati. Uno strato accollato alle ossa del cranio detto durale periostea interna e uno strato accollato all’aracnoide: durale meningea. Questi due strati, scolasticamente, sono prevalentemente fusi insieme, ma in certi punti precisi si separano. Precisamente è lo stato meningeo che si separa dall’altro. In questi punti di separazione si creano delle pieghe di tessuto durale, che formano divisioni nel cervello. Questi ripiegamenti durali formano lamine verticali e orizzontali, che contribuiscono alla trasmissione del meccanismo respiratorio primario alla periferia. Inoltre la dove gli strati di dura madre si separano, si formano seni venosi, che sono fondamentali per il drenaggio del sangue e per defluire il liquido cefalo-rachidiano riassorbito.

La Dura madre svolge un ruolo determinante nella trasmissione meccanica dell’impulso ritmico dal centro alla periferia. Il movimento principale del SNC e la fluttuazione intrinseca o meno del LCR si trasmette alla membrana durale, che grazie a inserzioni ossee precise, sviluppa il movimento delle ossa de cranio e, quindi, di tutto il corpo. Per questo motivo il sistema durale è definito MTR: membrane di tensione reciproca. Le membrane di tensione reciproca sono un sistema di continuità. Esse sono formate dal tessuto connettivo delle membrane durali. Il tessuto connettivo è in continuità dalla durale meningea alla durale periostea esterna. La durale periostea esterna si collega in punti precisi con la durale periostea interna; insieme formano il sacco periosteo, dove si sviluppa la struttura ossea. Il sacco periosteo a sua volta è collegato con il sacco durale che avvolge il cervello. Questo è il punto di contatto anatomico tra meccanismo cranio sacrale e la forma della struttura.

Lamine durali

Le lamine durali sono divise a seconda del loro orientamento nello spazio.

  • Lamine verticali
  • Lamine orizzontali
  • Lamine miste

Lamine verticali

Sono due, la più grande è la falce cerebrale, è una lamina di tessuto che separa i due emisferi. Attraversa la parte superiore del cranio dal davanti al dietro. Si riconoscono quattro bordi, un bordo anteriore, corto, inserzionale per la crista galli dell’osso etmoide. Un bordo superiore, che parte dall’etmoide, si inserisce sulla faccia interna della sutura metopica, procede sulla faccia interna della sutura interparietale, arriva all’occipite, si inserisce sulle creste superiori e termina sulla protuberanza occipitale interna. Un bordo inferiore che passa a ponte sul corpo calloso, dalla crista galli all’inserzione sul tentorio; un bordo posteriore inserzionale sul tentorio o tenda del cervelletto. Il bordo superiore produce il seno longitudinale superiore, il bordo inferiore il seno longitudinale inferiore, il bordo posteriore il seno retto.In tutto il suo tragitto la falce del cervello è formata dal ripiegamento di un foglietto tessutale, quindi è come se si presentasse con un doppio strato. Questo aspetto si riscontra in tutte le strutture laminari durali.
La seconda struttura verticale è la falce del cervelletto. E’ una sezione verticale più piccola della precedente. Si sviluppa sotto il seno retto e separa i due emisferi cerebellari. Si inserisce, tramite un anello di tessuto connettivo al foro occipitale. A questo livello produce il seno occipitale e un lungo tubo membranoso, che fuoriesce dal cranio, si dirige in basso nel canale spinale e arriva fino al coccige: la dura madre spinale o core link.

Lamina orizzontale

Le pieghe orizzontali della membrana durale separano la porzione superiore dalla porzione inferiore del cervello, creando una separazione tra cervello e cervelletto. Questo tessuto ha due foglietti che formano una struttura simile ad una tenda nella parte posteriore del cranio, detta tentorio del cervelletto. Il tentorio riconosce due bordi, un bordo esterno detto grande circonferenza: nasce dalle apofisi clinoidee posteriori, prosegue sul bordo superiore della rocca petrosa (seno petroso superiore), si inserisce sulla faccia endocranica di asterion, creste mediali di occipite e termina sulla protuberanza occipitale interna, creando il seno laterale. Il bordi interno nasce dalle apofisi clinoidee anteriori prosegue indietro e circonda posteriormente il bulbo encefalico. Nello scambio fibroso tra le due circonferenze si formano sia il seno cavernoso sia i seni del plesso ipofisario.

I due fogli del tentorio si incontrano con la falce cerebrale sul seno retto nella linea mediana, qui troviamo il punto tranquillo o fulcro di Sutherland. Nello scambio di fibre tra piccola e grande circonferenza si sviluppa il seno ipofisario punto di fulcro del SNC del Sistema degli Acquedotti e sviluppo dei rapporti strutturali cranici e mandibolari.

Lamina mista

E' rappresentata da una formazione anteriore, chiamata guaina durale anteriore. Si evidenziano due parti, una componente orizzontale e una verticale. La prima origina dalle apofisi clinoidee anteriori e prosegue in avanti fuori sul bordo posteriore della piccola ala dello sfenoide, da qui si verticalizza. La seconda parte origina da pterion, segue sostanzialmente la faccia endocranica della sutura coronale e termina sulla faccia endocranica di bregma.
E’ una struttura importantissima per lo sviluppo del massiccio facciale, per il rapporto con il terzo ventricolo e per l’ipofisi. Nelle sue inserzioni ossee si forma il seno fronto-sfenoidale di Brechet.

Il Dr. Sutherland diede a questi tessuti il nome di sistema delle membrane di tensione reciproca, perché nei loro movimenti sono in stato di tensione costante. La dura madre è continua e relativamente anelastica, quindi ogni movimento che avviene in una parte del sistema è trasferito attraverso questo sistema fasciale. Esse funzionano come un sistema unificato. Il movimento cranio-sacrale è trasmesso e immesso nel sistema attraverso un movimento costante di trazione e di spinte.

Fondamentale ricordare che la dura madre oltre a essere anelastica è estremamente sensibile a qualsiasi cambiamento ormonale e biochimico del nostro corpo. Essa reagisce normalmente irrigidendosi, ma può anche arrivare alla retrazione. In ultima analisi bisogna ricordare che è il tessuto più innervato di tutto l’organismo, in quanto è in stretto rapporto con tutto il SNC e il SNP sia automatico che cosciente.
La difficoltà al trattamento di queste strutture è legata alla doppia natura del tessuto, da un lato rigido e anelastico, dall’altro estremamente sensibile e irritabile.
Le membrane di tensione reciproca formano una parte integrante del movimento cranio-sacrale. Durante la fase di inspirazione, sotto la spinta del motore interno, il tentorio si allarga e richiama a se si la falce del cervello che quella del cervelletto. Questi movimenti producono sulle falci una trazione dall’avanti in dietro, accorciando il diametro antero-posteriore e verticale. Questa trazione è direzionata verso il seno retto. Nella fase di espirazione avviene il contrario.
Questi movimenti di arrotolamento e di srotolamento delle membrane di tensione reciproca formano una congiunzione di forze in un punto. Questo punto è all’incontro tra falce del cervello, falce del cervelletto e tentorio. E’ un punto fulcro di giunzione dei movimenti descritti, per questo è un punto immobile, su cui le membrane gestiscono e appoggiano il loro movimento: punto fulcro. Questo punto fulcro è detto punto tranquillo membranoso, fulcro membranoso oppure fulcro di Sutherland.
Il fulcro di Sutherland è localizzato nella parte frontale del seno retto e costituisce un punto di leva o di appoggio intorno al quale le membrane esprimono il movimento respiratorio primario.

La dura madre spinale è saldamente inserita all’occipite attraverso un anello di tessuto connettivale intorno al foro magno. Da questo punto in giù riconosciamo un'altra inserzione importante: C2C3, a questo livello arriva un’espansione del foglietto inferiore del tentorio del cervelletto. Dopo la dura madre è libera di muoversi, circondando il midollo spinale, fino al raggiungimento della parte inferiore della spina dorsale. Nella parte terminale della colonna la dura madre è saldamente inserita sulla seconda vertebra sacrale: S2; poi procede fino al coccige con il filum terminalis.
Durante le fasi della respirazione primaria, la dura madre è un mezzo di trasmissione per i movimenti tra occipite e osso sacro. In questo modo la dura madre spinale fornisce un importante collegamento tra il movimento cranio-sacrale del cranio e il bacino. Il Dr. Sutherland chiamo questo legame core link (collegamento centrale) proprio per questo motivo.



I vostri commenti (3 Commenti)

  • Scritto da: Cristina
    Data: 8 Gennaio 2013 alle 11:44

    Buongiorno, (prego rispondere alla mia email personale grazie ) vorrei sapere chi pratica ad ottimi livelli osteopatia cranio dorsale a Biella o Vercelli per mia figlia affetta da scoliosi ,patologie respiratorie e grave asfissia neonatale. grazie e buon lavoro

  • Scritto da: Eusebio Villar
    Data: 5 Febbraio 2013 alle 08:43

    Me gusto el articulo.
    Estoy interesado en aprender
    Saludos

  • Scritto da: Zelinda
    Data: 16 Marzo 2013 alle 22:44

    Molto interessante

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