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Anonimo

Caro Gaspare, mi chiamo Michele Mannino, sono un medico libero professionista di Udine, il quale nel ’94 ribelle ai protocolli ed alla standardizzazione imposta dal sistema ha scelto di dedicarsi alla medicina manuale nella speranza di esprimere quel concetto di “CURA dell’altro” di “affetto” e di desidederio di vedere “sorridere” l’altro che la medicina convenzionale negava fortemente. Credo di faredel mio meglio in ciò ma in questo non dimentico mai il religioso concetto di dono, identificato in un atto dfi scambio; tu dai al paziente il paziente da a te. La vita è scambio e racchiude in se componenti tecniche ed umane, espresse quest’ultime in una soggettività che rende l’uomo inimitabile. Il lavoro è un simbolo, un simbolo di educazione delle relazioni, una forma organizzata degli scambi, l’espressione della capacità degli individui a considerare di tutti la dimensione in cui vivono e di gestirla condivisamente in un reciproco scambio e continuità. Il pagamento, gli orari, le metodologie, i modelli sono quei tecnicismi che aiutano un processo autocatalisi che lo scambio vitale porta con se, che se non canalizzato porta alla all’esplosione.Io la penso di foindo come te, ma la mia convinzione è comunque di non ndimenticarci che se non “professionalizziamo” l’osteopatia implicitimente ammettiamo la sua inesistenza: darsi norme e regole  è solo creare una identità potenziale identificante, sta a te personalizzarla con quel senso che la renda magica. Mi ha fatto piacere scambiare due parole con te e leggere le tue considerazioni, una carica di positività per un futuro che non sempre ci fa sorridere. Ciao a presto. Michele

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