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Osteopatia professione sanitaria: a che punto siamo?

Mercoledì 19 Settembre 2018#15:10 | pubblicato da: La Redazione | un commento

È Paola Sciomachen, presidente del ROI a voler fare il punto sullo status della professione osteopatica a seguito dell'approvazione della legge 3/2018, e lo fa attraverso una nota stampa apparsa ieri su Quotidianosanità.it richiamando l'attenzione sulla necessità di avviare un lavoro tecnico "decisamente articolato" - spiega - "affinché tutti gli sforzi della categoria non si limitino al mero riconoscimento formale". Ad oggi, infatti, siamo di fronte ad una legge formalmente in vigore ma ancora inattuata.

Osteopatia professione sanitaria: lavorare su competenze e formazione

Questo è difatti un punto cruciale su cui più volte lo stesso Registro Osteopati d'Italia ha posto attenzione, ossia il tema delle competenze, al fine di dare un contributo sostanziale, dal punto di vista tecnico-scientifico e formativo, al percorso di definizione del profilo professionale e del curriculum degli studi dell'osteopata. Stabilite le competenze si potrà fare il punto anche su equipollenze e definizione dell'ordinamento didattico, che sono le tappe formali imposte dalla legge 3/2018.

È dunque il momento di dare il via al lavoro tecnico che definisca questi aspetti sostanziali, previsti dalla stessa legge 3/2018 ma che ad oggi non sono ancora stati espletati. A spiegarlo è sempre Paola Sciomachen che, rinnovando i suoi auguri di buon lavoro alla neo Ministra della Salute Giulia Grillo, rimarca sul ritardo dell'accordo in Conferenza Stato-Regioni (che per la legge avrebbe dovuto essere stipulato entro il 15 maggio scorso) volto a stabilire l'ambito di attività e le funzioni caratterizzanti la professione di osteopata, i criteri di valutazione dell'esperienza professionale e il riconoscimento dei titoli equipollenti. "Conclusa questa prima fase - chiosa il presidente ROI - un decreto ministeriale (il cui termine per l'adozione è scaduto il 15 agosto scorso) definirà l'ordinamento didattico della formazione universitaria e gli eventuali percorsi formativi integrativi".

Non possiamo che rinnovare anche noi, insieme alla presidente del ROI e a tutta la categoria, l'auspicio affinché sia convocato con urgenza un confronto con il Ministero della Salute e le altre Amministrazioni interessate. "Abbiamo ancora tanto lavoro da fare - dice Sciomachen - e sono certa che sarà possibile dare in tempi brevi le risposte attese da anni. Il ROI, come sempre, è pronto a fare la sua parte".



Presente in Osteopatia, Riconoscimento dell'Osteopatia | Commenti (1) | Scrivi | Segnala ad un amico Invia ad un amico | Stampa
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I vostri commenti (Un Commento)

  • Scritto da: giorgio serafini
    Data: 21 Settembre 2018 alle 13:01

    a mio giudizio il riconoscimento non è importante e può rivelarsi distruttivo per lo sviluppo dell'osteopatia in Italia qualora non riconosca all'osteopata l'autonomia di cui necessita. Meglio non averlo

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