Le origini del binomio tra osteopatia e sport vanno ricercate in un lontano passato, sin dalla nascita della stessa pratica osteopatica. Ma, soprattutto negli ultimi anni, l’osteopatia in ambito sportivo ha compiuto notevoli passi in avanti: da qui l’esigenza da parte dell’osteopata di formarsi e aggiornarsi, al fine di assicurare all’atleta il miglior trattamento possibile per prevenire infortuni e sfruttare al massimo le proprie potenzialità.

Dare l’opportunità agli osteopati di acquisire, migliorare e consolidare le loro conoscenze in campo sportivo è, dunque, l’obiettivo del Post-graduate dell’Istituto Superiore di Osteopatia “Pratica osteopatica avanzata in ambito della Medicina dello Sport” che si terrà nella sede ISO (via Ernesto Breda 120, a Milano), tra marzo e novembre 2019.

Il corso permette all’osteopata professionista di sviluppare capacità cliniche e riflessione critica attraverso la condivisione di competenze multidisciplinari, grazie all’esperienza pluriennale sul campo dei relatori responsabili della formazione, gli osteopati Michelangelo Pavone e Fabrizio Battaglia.

«Pensando alla pratica osteopatica di tutti i giorni – ha dichiarato Pavone – abbiamo seguito due principi fondanti: il primo è aumentare negli osteopati le conoscenze degli stress meccanici a cui vanno incontro gli atleti di tutti gli sport, per applicarvi i principi della medicina osteopatica. Il secondo prevede l’introduzione del concetto di multidisciplinarietà, che fa perno sul lavoro d’equipe: un approccio di gruppo alla terapia manuale sull’atleta».

In primis, c’è una sempre crescente esigenza di considerare lo sportivo nella sua totalità, studiando l’intero corpo umano mentre viene eseguito il gesto atletico. «Qui sorge spontaneo il paragone con la filosofia osteopatica: la volontà di analizzare la biomeccanica generale dell’atto tecnico si confà alla visione olistica chiaramente globale del corpo umano, tipica dell’osteopatia. Dunque, soprattutto a livelli medio-alti, vige la consapevolezza di quanto possano essere importanti i concetti generali di catena cinematica e mio-fasciale, motori del movimento atletico, che si utilizzi l’arto superiore (come nel tennis, basket, pallavolo) o inferiore, ad esempio nel calcio» ha continuato l’osteopata.

«Secondo principio cardine è la multidisciplinarietà: anche in questo caso a livelli medio-alti si evince il bisogno di creare un vero e proprio team di professionisti, formato da allenatore, fisioterapista, nutrizionista, psicologo e, certamente, dalla figura dell’osteopata. L’obiettivo è affiancare e supportare al meglio l’atleta in tutto il suo percorso sportivo».

Proiettato in questa visione a 360°, l’osteopata ha la necessità di approfondire aspetti che esulano un po’ dal suo raggio d’azione tradizionale (come, ad esempio, il concetto di resistenza, forza, velocità), per poi applcarvi quei principi olistici appartenenti alla filosofia osteopatica.

Partendo da questi presupposti, «la frequentazione dei sei seminari permetterà ai partecipanti di incrementare notevolmente le capacità d’inquadramento dell’atleta da un punto di vista prettamente osteopatico, – ha specificato Pavone – soprattutto grazie al dibattito, riflessione e confronto, cardini della formazione. Essa prevede infatti lezioni frontali, gruppi discussione, workshop e presentazione di casi clinici, con un approccio marcatamente multidisciplinare».

Tema del primo seminario, per esempio, è la valutazione dell’atleta; mentre il secondo approfondisce l’arto superiore, i traumi e lo studio della meccanica. Non mancheranno approcci specifici, come alle catene mio-fasciali o di tipo manuale, e giornate dedicate alla pratica in cui tutti i concetti teorici verranno tradotti in un percorso attuativo, partendo dalla prima visita di un pallavolista o calciatore.

Ad affiancare i responsabili didattici nei seminari ci saranno docenti e tutor clinici dell'Istituto Superiore di Osteopatia, col compito di offrire i migliori strumenti e le nozioni più avanzate nella gestione del paziente sportivo. Rende unico questo Post-graduate anche il contributo dei relatori esterni, i quali arricchiscono l’offerta formativa divenendo “portavoce” delle singole discipline sportive.

 

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