Tratto dall’intervista a Michel Odent di Gabriella Ferrari, ANEP – Associazione Nazionale Educazione Prenatale
19 ottobre 2007

Essere padre in sala parte è molto difficile, hai l’impressione di sbagliare qualsiasi cosa tu faccia. Come tutti i mammiferi che partoriscono, anche la donna ha bisogno di sentirsi al sicuro, di non sentirsi osservata e di sentirsi libera di esprimersi senza inibizioni. Il padre deve tutelare tutti e tre questi aspetti. Con la compagna, quanto più lui accudisce, interagisce, la fa parlare, la fa sentire controllata, tanto più la mantiene nella sua neocorteccia e interferisce quindi nei meccanismi del parto legati al soddisfacimento del suo bisogno. Egli  dovrebbe quindi essere di supporto e protezione alla donna senza fare nulla. Dovrebbe stare e non fare. Dovrebbe soprattutto evitare di far attivare dei processi cognitivi.

Durante gli  anni ’70-’90, improvvisamente le donne hanno incominciato a volere con loro il marito in sala parto. Sul piano storico è successo che il parto, proprio in quegli anni, si spostò dalla casa per entrare nei grandi ospedali. In alcuni paesi le ostetriche per i parti in casa (le levatrici) sono addirittura sparite (USA, Canada, Brasile) e sono diventate componenti di una équipe. Quindi le donne si trovarono a dovere affrontare delle situazioni completamente nuove: partorire in luoghi estranei, con degli estranei e che inoltre le ostetriche assumessero connotazioni ospedaliere. A quel punto le donne desiderarono accanto a loro la figura famigliare del loro compagno. Così il padre entrò in sala parto, gli fu dato un camice e una mascherina… e fu invitato a mettersi in un angolo.

Invece a Pithiviers, dove Michel Odent era primario, le donne, libere di muoversi, si appendevano al collo del compagno al momento della nascita del bambino: si trattava non di una mera presenza ma di una partecipazione attiva.

Verso gli anni ’70, quando sono nate queste nuove idee, non c’erano ancora molte esperienze del genere. Ma c’è da dire che esiste un linguaggio verbale delle partorienti e un altro non verbale che contraddice il primo. A parole esse dicono che non riescono neppure a immaginare di partorire senza la presenza del compagno e, dopo la nascita, dicono che la sua partecipazione è stata importante. Ma durante il parto esse evidenziano un altro linguaggio, non verbale, che dice esattamente l’opposto.
Per esempio, nei parti molto lenti, Michel Odent constata che se il padre si allontana dalla sala parto, in quegli spazi di assenza la donna molto spesso incomincia a saltare, a gridare, ha un comportamento istintivo, poi si accovaccia e fa il bambino, cioè lo fa durante l’assenza del partner.

E’ importante capire la fisiologia del parto. La struttura arcaica del cervello, l’ipotalamo, secerne gli ormoni necessari per il buon espletamento del parto. Si tratta di un vero e proprio cocktail ormonale. È la stessa cosa in tutti i mammiferi. Tutto ciò che inibisce il parto e le esperienze sessuali è da ricollegarsi ad un’altra parte del cervello, la neocorteccia. Durante il parto, se la donna è inibita, significa che è attiva la neocorteccia. Quando la donna partorisce da sola, senza farmaci, sembra che si isoli da tutto il mondo, osa urlare, bestemmiare, assumere le posizioni più inverosimili. Questo significa che l’attività della neocorteccia è ridotta. Durante il travaglio e il parto è importante non stimolare la neocorteccia. La donna deve essere lasciata a riposo. Ciò che principalmente la stimola è il linguaggio. Il silenzio e il linguaggio non verbale sono condizioni fondamentali. Il partner non deve quindi assolutamente stimolare la donna al linguaggio.

La donna che partorisce ha bisogno soprattutto di due cose:

  1. non sentirsi osservata
  2. sentirsi al sicuro

Troppa luce, fotografare, fare domande…sono tutti stimoli per l’attivazione della neocorteccia. Quando non si sente al sicuro, aumenta anche la produzione di adrenalina, che dovrebbe invece aumentare solo in caso di pericolo. Inoltre, nella sala parto, di solito i padri tendono ad assumere comportamenti rassicuranti, sorridenti, ma dal di dentro sono tutt’altro che tranquilli e, in più, secernono adrenalina che è contagiosa! Molte donne, nel passato, partorivano con la madre accanto a loro, oppure un’altra figura rassicurante, che non osserva e non giudica. E’ importante che i padri sappiano queste cose.

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