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Cicatrici patologiche e Osteopatia

Abstract

 

di Philippe Caiazzo, osteopata D.O. (Fr)

Un grande numero di medicine chiamate alternative o complementari considerano le cicatrici, e particolarmente le cicatrici chirurgiche (o di vaccinazione), come un ostacolo terapeutico. Molti parlano di cicatrici patologiche e non mancano le ipotesi sul loro ruolo di disturbo.

La neuralterapia (Terapia neurale), di origine tedesca, è una medicina basata unicamente sul trattamento delle cicatrici superficiali e profonde.
La medicina cinese, attraverso i meridiani dell’agopuntura, dimostra come una cicatrice costituisce una barriera per la circolazione energetica del corpo. Come lo farebbe una diga in mezzo ad un fiume..

I risultati della ricerca effettuata da Irwin Korr, sulle zone midollari e cerebrali in stato di facilitazione e i lavori della scuola tedesca di neuralterapia ci hanno permesso di sapere molto di più sulla relazione tra cicatrici e patologie. Una zona in facilitazione sarà più vulnerabile, creando con il tempo delle risposte sensitivo-motrici esagerate in confronto agli stimoli ricevuti.

Inoltre, ogni zona tissutale del nostro corpo riceve un’innervazione neurovegetativa ortosimpatica. Il sistema ortosimpatico ha su tutti i tessuti un’azione trofica, di crescita, antinfiammatoria, favorisce la sintesi degli ormoni e condiziona la fisiologia di tutte le cellule.

Il sistema simpatico, inoltre, aumenta la sensibilità di tutti i recettori del corpo come i fusi neuromuscolari, i recettori cutanei, i recettori somatici ecc.

Il sistema ortosimpatico


I gangli dell’ortosimpatico sono particolarmente sensibili alle forze meccaniche interarticolari vertebrali con:

  • aumento della sensibilità nervosa della zona irritata;
  • aumento delle informazioni che partono e arrivano al midollo;
  • interferenza interassonale all’interno della radice e della fibra nervosa.

Questo costituisce “un circuito riverberante”. Ogni influsso sensitivo di un tessuto patologico si trasforma in una fonte permanente di disturbi degli “input” fisiologici che arrivano al midollo attraverso le radici nervose dorsali.

Il fastidio clinico si manifesta a livello segmentario (metamerico) e sovra segmentario (spesso) con modificazioni progressive delle tensioni muscolari, della qualità tessutale, delle funzioni viscerali, circolatorie e secretorie.
Sperimentalmente la stimolazione del simpatico aumenta la velocità di riparazione dei tessuti. Il sistema simpatico può essere considerato come il mediatore tra sistema somatico e sistema viscerale. In caso di ipersimpaticotonia, frequente per una società occidentale iper stressata, i tessuti sono in una situazione di “strain”.

Il trait d’union dei sistemi somatici e viscerali sarà il sistema fasciale che ricopre più del 70 per cento dei tessuti del nostro corpo. Il tessuto connettivale oltre alle sue funzioni meccaniche, è anche un tramite tra il sistema vascolare e la cellula. Con il sistema regolatore basale (capillare, funzione neurale, vegetativa, cellula e sostanza fondamentale) l’organismo dispone di una struttura che collega, a livello energo-informazionale, tutte le cellule.

Secondo l’intensità di uno stimolo dell’ortosimpatico l’arco di trasmissione può raggiungere tre livelli funzionali diversi (Rohen 1981):

  1. un livello segmentario;
  2. livello reticolare del ponte e del mesencefalo;
  3. livello ipotalamico diencefalico fino al livello centrale.

I lavori di Rohen spiegano come un campo di disturbo periferico può provocare e mantenere delle patologie a distanza. Lo possiamo paragonare ad una vera “ spina irritativa”.

Inoltre, sappiamo che tutte le afferenze sensitive transitano, via il sistema reticolare, verso il talamo sensitivo e l’ipotalamo neurovegetativo.

Il Professore Ph. D. Paul Mac Lean (inventore della teoria su: “il cervello triunico”), neurofisiologo americano, parla della relazione talamo-ipotalamo come una via neo cortico limbica. Questa via spiega come le nostre sensazioni e emozioni sono collegate.
Joseph Le Doux, professore al “Center for Neuralscience” dell’Università di New-York completa la teoria di Mac Lean attraverso una via talamo-amigdala veloce non corticalizzata.
Mac-Lean situa la relazione incosciente e affettiva delle memorie tessutali al livello dell’amigdala, dell’ipocampo e del circuito di Papez (sistema limbico).

Nel caso di una spina irritativa periferica – tipo una cicatrice chirurgica patologica – esiste una iper-attività informazionale verso l’potalamo e l’amigdala (fig. sotto). Il sistema limbico sarà in una situazione di sovra informazione.

Connessioni del complesso amigdalideo

In sintesi, la relazione tra un campo perturbatore a distanza come una cicatrice, un segmento facilitato e una ortosimpaticotonia, può provocare un’informazione starter di origine periferica verso i centri dell’emotività (limbico). Parliamo di “memoria tessutale”!

Possiamo capire come cicatrici e “campi reattogeni” possano disturbare il sistema posturale in particolare, e ogni sistema dell’organismo in generale ad un livello subliminale.

Alla luce di questa osservazione possiamo proporre una nuova definizione delle cicatrici chirurgicheuna cicatrice chirurgica provoca delle modificazioni fasciali. Sarà la fonte di una perturbazione locale con ripercussione verso il metamero (attraverso il segmento vertebrale facilitato), le catene miofasciali, il sistema posturale e potenzialmente verso altri sistemi (sistemica).

Diagnosi

Per molto tempo il mio approccio era empirico… Curavo le cicatrici solo quando non avevo risultati terapeutici. Adesso faccio la diagnosi “a priori”, attraverso diversi mezzi:

L’anamnesi.
A volte, a questo stadio, possiamo sospettare durante il dialogo con il paziente una relazione tra l’inizio di una sintomatologia e una cicatrice post chirurgica. Mi è già capitato ma è raro, perché spesso il paziente non si ricorda. Senza parlare di tutte le cicatrici dopo chirurgia plastica che i nostri pazienti “dimenticano”. E’ difficile fare una diagnosi a questo momento della visita.

La palpazione.
Una cicatrice patologica può essere totalmente “muta”, cioè senza infiammazione e aderenze. Per esperienza posso dire che possono essere le più “velenose” e provocano molto spesso conseguenze deleterie per il sistema posturale e non solo! Ovviamente i cheloidi, le cicatrici con sensazione di rigidità dolente o no, le aderenze e soprattutto la diminuzione di mobilità tessutale ci devono allarmare. Ma lo ripeto, ogni cicatrice è potenzialmente una fonte di disturbo. Aggiungo che, dopo un intervento chirurgico, una cicatrice è “fisiologicamente  patologica” per circa  un anno (tempo di una cicatrizzazione completa). E’ meglio non toccarla durante questo periodo.

Il “Vascular Automatic Signal” di Nogier (V.A.S) o “Réflexe Arteriel di Nogier” (R.A.N).
Nel 1966 il Dottore Nogier, padre dell’auricoloterapia e dell’auricolomedicina, studiava un polso particolare che aveva scoperto e battezzato “Yu”. L’utilizzava per una ricerca in agopuntura. Nogier notò che un semplice sfioramento cutaneo provocava una variazione sfigmica (vascolare) notevole. Questo a ogni livello somatico. Il meccanismo di questa reazione vascolare è collegato a un fattore “idraulico”: sappiamo che il polso classico della medicina quotidiana è l’espressione dell’onda indotta dallo choc vascolare contro la parete interna dell’arteria. Questo choc provoca delle turbolenze e delle onde retrograde che, a loro volta, costituiscono una pulsazione molto caratteristica e più sottile: il V.A.S. Quest’ultimo è un riflesso cutaneo vascolare testimone della reazione ortosimpatica a livello arteriale. La stimolazione cutanea provoca una risposta neurovegetativa automatica a livello di tutto il sistema vascolare. Lo percepiamo più facilmente a livello radiale.

A questa altezza esiste una convergenza:
– meccanica, con rimbalzo vascolare all’interno della stiloide radiale;
– vascolodinamica, con le anastomosi delle arterie radiale e cubitale ripartite in diversi piani;
– Neurovegetativa, grazie alla ricchezza dell’innervazione ortosimpatica delle arterie.

Parliamo di V.A.S. positivo quando la stimolazione non provoca nessuna risposta arteriosa. Quando il polso diminuisce di intensità fino a sparire (in superficie) il V.A.S. è negativo e segnala una patologia della zona indagata.

Tecnica del V.A.S.

L’operatore prende delicatamente il polso sopra la stiloide radiale (presa classica), poi allenta la sua presa per sentire il polso superficiale, quasi al limite di perderlo. Con l’altra mano sfiora la cicatrice con un cotton fioc.

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La risposta vascolare è quasi immediata con la sensazione, in caso di VAS negativo, di una diminuzione della forza vascolare fino a una perdita totale del segnale vascolare. Questo silenzio può durare qualche secondo. Più è lungo, più è negativo. In questo caso la cicatrice disturba l’organismo.

Per gli operatori allenati il V.A.S. negativo si percepisce come una onda retrograda verso il gomito. Personalmente considero un V.A.S. negativo quando non sento più il polso arterioso superficiale.
Questa tecnica necessita un pò di pratica e di sensibilità palpatoria. Ma posso assicurare che è alla portata di ogni osteopata.

Davanti a un paziente che presenta diverse cicatrici il V.A.S. permette di stabilire una gerarchia per definire la nostra strategia terapeutica. Non dobbiamo obbligatoriamente curarle tutte, ma trattare la più patologica (V.A.S più negativo).

Con Fabrizio Borra del “Fisiology Center” di Forlì ci siamo resi conto, attraverso i test posturali, il V.A.S. e le immagini di stabilometria, che curare tutte le cicatrici di un paziente dava meno risultati che trattare la cicatrice più patologica. Da allora parliamo di cicatrice madre e cicatrici figlie.

Gli osteopati che parlavano di lesioni primaria e secondaria avevano scoperto una legge fondamentale della fisiopatologia: curare sempre il problema primario. Il trattamento delle cicatrici patologiche deve rispettare questa legge.

Trattamenti delle cicatrici patologiche

Esistono diversi mezzi per neutralizzare l’effetto deleterio delle cicatrici patologiche.
La Neuralterapia tedesca usa infiltrazioni a base di anestetici locali come la procaina nella concentrazione all’1 per cento o la lidocaina in caso di allergia alla procaina. Ultimamente certi medici infiltrano con rimedi fitoterapici o omeopatici (arnica). L’uso dei laser a infrarossi aiuta, ma molto spesso il problema si ripresenta dopo qualche settimana. I massaggi permettono di ammorbidire le cicatrici. L’auricoloterapia attraverso punti riflessi stimolati con aghi semi permanenti (A.S.P) dà dei risultati interessanti.

Personalmente ho utilizzato la crioterapia (trattamento con il freddo), l’aromaterapia (oli essenziali di ylang ylang, lavanda, arnica, cajeput..), l’auricoloterapia e i campi magnetici di bassa frequenza.

Il trattamento che mi sembra il più completo con risultati migliori è la fascioterapia abbinata a due o tre sedute di neuralterapia.

Partendo dalla cicatrice possiamo curare così tutto l’insieme delle catene fasciali e miofasciali compensatorie.

La terapia fasciale permette molto spesso di curare la mobilità della cicatrice e le sue conseguenze (viscerale, muscolare, articolare..). Senza dimenticare gli scompensi posturali a distanza! Per rinforzare il trattamento consiglio al paziente di passare (da tre a sei volte alla settimana) un cubetto di ghiaccio sopra la cicatrice fino ad una sensazione di anestesia locale. Con il tempo il paziente diminuisce la frequenza di questo trattamento.

N.B. Le cicatrici infette o infiammate non devono essere curate localmente con la fascioterapia. Le cicatrici cheloidi e molto aderenti necessitano, molto spesso, una ripresa chirurgica.
Il ruolo perturbatore delle cicatrici e la loro ripercussione posturale non deve essere dimenticato se vogliamo avere realmente dei risultati eziologici. Basta saperle diagnosticare. Secondo la mia esperienza rappresentano una casistica del 10 per cento dei miei pazienti. Per la persona disturbata da questo problema il fastidio rappresenta il 100 per cento!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

KEYWORDS: cicatrici e osteopatia

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