Per la figura dell'Osteopata, se non verranno sollevate osservazioni da parte delle Associazioni professionali coinvolte, si potrà arrivare ad uno schema di Accordo da inviare in Conferenza Stato-Regioni, previo parere del Consiglio Superiore di Sanità, già nell'ambito della prossima riunione utile". Queste le parole del sottosegretario alla Salute, Luca Coletto, in risposta all'interrogazione parlamentare di Claudio Pedrazzini (FI) presentata il 20 febbraio scorso, sulla legge 3/2018 (legge Lorenzin) che individua le professioni sanitarie dell'osteopata e del chiropratico.

Malgrado infatti esista già da una anno la legge che riconosce l’osteopatia come professione sanitaria, la n. 3 in vigore dal 15 febbraio 2018, sappiamo bene che di fatto ancora si attendono i decreti attuativi, quelli che nello specifico andranno a definire una volta per tutte l'ambito di attività e le funzioni caratterizzanti la professione osteopatica, i criteri di valutazione dell'esperienza professionale nonché i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti e, infine, la definizione dei relativi ordinamenti didattici della formazione universitari a.

Migliaia di osteopati italiani attendono un riconoscimento che dia dignità e tutela al proprio lavoro - si legge nell’interrogazione presentata da Pedrazzini, Spena, Bagnasco, Bond, Brambilla, Mugnai, Novelli e Versace - e centinaia di giovani neo-diplomati in queste specialità vivono la futura professione nell'incertezza di una legge formalmente in vigore ma ancora inattuata”.

Coletto chiosa sulla “proficua” collaborazione tra Ministero ed Associazioni professionali interessate nel corso del 2018, un anno caratterizzato da diversi incontri tenuti al Ministero della Salute conclusisi in piena convergenza sull'individuazione degli ambiti di attività e competenza della figura professionale in questione. “ Inoltre – si legge nella risposta del Ministero - una particolare attenzione è stata rivolta alla valutazione della formazione attualmente in corso, al fine di individuare i criteri per la valutazione dei titoli che potranno essere riconosciuti equipollenti, tenendo in considerazione anche l'esperienza lavorativa effettuata”.

Non sappiamo quando si terrà la prossima riunione utile per la definizione dell’Accordo da inviare in Conferenza Stato-Regioni a cui fa cenno Coletto, ma certamente il fatto che il mondo dell’osteopatia si sia presentato unito ai tavoli con il Ministero ha agevolato il percorso finora svolto, cosa che non è successa per i cugini chiropratici, le cui associazioni professionali hanno invece mostrato divergenze di posizione specialmente in riferimento agli aspetti formativi.

Per noi osteopati il primo passaggio sembra dunque superato. Ora attendiamo il documento definitivo che ci permetterà di passare alla conferenza Stato Regioni.