Sacralizzazione di L5: norme per l'uso. Questo il titolo dell’intervento del dr. Valsania, neurochirurgo, a Varazze, nella 3^ giornata del III° Convegno Nazionale sull'Osteopatia Fasciale conclusosi con successo il 22 settembre scorso.

Focus della presentazione, come agire in caso di sacralizzazione di L5, come diagnosticarla e come intervenire, anche preventivamente attraverso l'Osteopatia.
Il presupposto da cui partire è l'importanza dei dischi intervertebrali, tutti diversi quanto a forma, struttura e funzione, a seconda della loro sede. “Il più importante è l'ultimo, quello tra la 5^ vertebra lombare e l'osso sacro – dice Valsania - che ha una struttura e forma diversa”.
Può succedere però che la natura privi la colonna vertebrale di questo disco, “ossia per un processo di alterazione dello sviluppo genetico - spiega il neurochirurgo - il processo trasverso di L5 rimane fuso con l’ala del sacro”. Ciò significa che a lavorare tra le cerniere dorso lombare e lombo sacrale invece che 5 dischi intervertebrali, saranno solo 4, e ognuno di questi lavora di più con conseguenze più sostanziali sull'ultimo disco lombare che, alla lunga, tenderà a disidratarsi, a seccarsi, a perdere elasticità tendendo a compattarsi, diminuendo lo spazio tra le vertebre.

Il mal di schiena, che può essere determinato da molteplici fattori, può essere causato quindi  anche dalla sacralizzazione dell'L5 per questo – suggerisce in conclusione Valsania rivolgendosi agli osteopati presenti - “non preoccupatevi se qualche volta non riuscite a sbloccare una lombosacrale”.

Le ernie del disco guariscono quasi tutte in maniera conservativa , però un disco sollecitato così tanto, tende a recidivare molto più di quanto non avvenga normalmente, nonostante tutte le terapie corrette che si possano mettere in atto. Riducendosi l'altezza dei dischi, viene meno l’effetto distrattivo tra le vertebre (non vengono tenute allontanate tra di loro), ed inizia così una instabilità che porta ad ipertrofia delle articolazioni e del ligamento giallo e, spesso, ad uno scivolamento delle vertebre tra di loro. Quindi il disco si protrude e in pratica si riduce il diametro del canale spinale.

Come poter diagnosticare il problema?

Attraverso l'RX o la risonanza magnetica (RMN): un 5° disco troppo piccolo e troppo bianco è spesso sinonimo di “mancata funzione”. Questo significa che o c’è un problema posturale, ossia la persona scarica tutto sul 4° disco risparmiando il 5°, oppure si tratta proprio di una sacralizzazione di L5. A questa situazione possono esserci delle varianti. Può essere cioè che non tutte e due le articolazioni siano attaccate fra loro ma che lo sia solo una. Anche in questo caso l’articolazione rimasta mobile tenderà a degenerarsi con un dolore elettivo laterale. Si può anche stenotizzare il recesso laterale e passare su un dolore radicolare su S1.
La seconda variante è la sindrome di Bertolotti, quella che non prevede fusione ma un processo trasverso in cui L5 e sacro si toccano. Questa sindrome causa solo un dolore elettivo laterale che non è sacro iliaco né articolare.

In questi due casi: quello dell'emisacralizzazione e della sindrome di Bertolotti, per il trattamento del dolore, poco serve la terapia antalgica quanto quella della termodenervazione percutanea, ossia la devitalizzazione delle articolazioni fatta in anestesia locale.E' molto importante prevenire la sacralizzazione dell'L5 intervenendo quindi per tempo su questa malformazione, che va considerata alla stregua di ogni altra problematica vertebrale adolescenziale: come la scoliosi, dorsi curvi, lisi istmiche ecc… E' necessario dunque educare preventivamente il giovane all'esercizio fisico, ad uno stile di vita sano, all'importanza dell'osteopatia ecc.. Molto più spesso però ci si rende conto del problema quando diventa sintomatico. In questo caso si procede con la terapia antalgica.

Il problema si manifesta se il dolore da lombare diventa radicolare: quando c’è un nervo schiacciato che nella maggior parte dei casi, all'inizio, è un'ernia del disco che  però vanno operate molto poco in quanto tendono a recidive. “Se recidiva – dice il dr. Valsania - a volte non ci accontentiamo di andare a togliere l’ernia, perché sappiamo che quel disco non funziona e quindi si cerca di aiutare la funzionalità del disco con un ammortizzatore endospinoso (delle lamine in titanio che si posizionano tra i processi spinosi) che serve ad aiutare la funzionalità del disco”.

Se fallisse ogni terapia c'è invece una sola possibilità: l'artrodesi, benché – a detta di Valsania-  sia il “fallimento di tutte le terapie”, trattandosi di un'azione tesa a fondere le due vertebre tra di loro, quindi a togliere il movimento e quindi bloccare quella parte della colonna vertebrale.