La vita prenatale: simbiosi tra mamma e bambino in utero

La salute dell’individuo inizia nel grembo materno. A dirlo, Michel Odent, noto ginecologo francese che ora vive e lavora a Londra, convinto pioniere della psicologia prenatale e del fatto che: “non si potrà mai cambiare la società se non si cambia il modo di far nascere i propri figli”.
Per questo è molto importante far nascere il proprio figlio in un’atmosfera di amore, di attesa e di attenta partecipazione alla sua formazione, in modo da dargli da subito le basi per una vita sana e serena, contribuendo così allo sviluppo delle sue straordinarie potenzialità innate fisiche e psichiche.
Il bambino prenatale vive tutto ciò che vive la madre e sin dall’inizio. Già in utero, non si forma soltanto il  corpo fisico del bambino, ma anche la sua psiche e, di conseguenza, il suo carattere. Durante la gestazione, dunque, non è sufficiente seguirne il buon andamento soltanto mediante esami ecografici, analisi cliniche e controlli medici per accertarsi del perfetto stato di salute di madre e bambino. Occorre preoccuparsi anche di alimentare correttamente la relazione madre-padre-bambino sul piano affettivo. Il bambino, immerso nel sacco amniotico, è investito da tutto ciò che accade alla mamma: ciò che riesce a dare benessere, gioia, serenità ed equilibrio alla madre, andrà sicuramente a vantaggio anche del bambino.

Il Bambino prenatale: lo sviluppo dei sensi

A partire dalla nona settimana di gestazione il feto è un essere “multi ricettivo” e la qualità degli stimoli che riceve durante la gravidanza condiziona la qualità dell’individuo che nascerà. Le sensazioni che percepisce sono fondamentali per la sua crescita e il suo regolare sviluppo: affinché l’eredità genetica possa realizzarsi pienamente, occorre che gli stimoli siano adeguati e avvengano nel momento giusto. Nello sviluppo sensoriale esistono momenti critici nel corso dei quali l’assenza di stimoli o anche l’eccessiva stimolazione possono provocare gravi anomalie. Il feto, tuttavia, dispone anche di una grande capacità di adattamento e di recupero che gli permette di ritrovare un equilibrio perfino dopo traumi importanti.
Il primo senso a svilupparsi è il tatto, la sensibilità tattile viene acquisita molto precocemente, ha come supporto anatomico recettori particolari situati nella membrana basale dell’epidermide e le vie nervose che da questi trasmettono l’informazione fino al midollo spinale e ai centri del cervello. I recettori cutanei si sviluppano a partire dalla settima settimana di gravidanza intorno alla bocca; quattro settimane dopo sono presenti anche su tutto il viso, sul palmo delle mani e sulla pianta dei piedi. Più tardi appaiono anche sul tronco, poi su tutto il corpo e a venti settimane sono presenti anche sulle mucose. Contemporaneamente si sviluppano le vie nervose che trasmetteranno le sensazioni: questo processo, iniziato alla sesta settimana, si completa intorno alla trentesima.
Dalla 9^ settimana le mani fetali esplorano le pareti della cavità amniotica. Il feto risponde alle sollecitazioni tattili con movimenti corporei e attraverso il tatto è anche in grado di percepire i suoni prima che si sviluppi l’organo dell’udito. A trentadue settimane tutto il corpo mostra reazioni agli stimoli tattili.
Sempre molto presto si sviluppa il sistema vestibolare, il senso che permette di controllare l’equilibrio e che si trova nell’orecchio interno. E’ il senso che permette di sapere, anche a occhi chiusi, in quale posizione ci troviamo, in piedi, sdraiati, fermi, in movimento.
A partire da otto settimane incomincia l’innervazione dell’orecchio interno e la sua maturazione continua fino al sesto mese di gravidanza, quando il sistema è in gran parte funzionante. E’ difficile sapere cosa il feto sappia della propria posizione all’interno dell’utero. Le mamme in attesa osservano, però, che quando sono in movimento facilmente il bambino resta calmo, e che incomincia a muoversi quando si siedono o si sdraiano. Il suo sviluppo sembra strettamente legato a quello della vista, poiché alla nascita i funzionamenti specifici di questi sistemi sono dipendenti strettamente l’uno dall’altro (intersensorialità).
I recettori del gusto, le papille gustative, localizzati sulla punta, sui bordi e sulla parte posteriore della lingua sono ben sviluppate sin dall’11^ settimana e aumentano fino alla nascita. Il feto ingurgita liquido amniotico ed è probabile quindi che i primi sapori che percepisce siano legati alle caratteristiche organolettiche di tale liquido. Il valore che da subito lo sviluppo del feto da al gusto ci serve forse a  comprendere l’importanza del contatto fisico tra madre e neonato dopo la nascita e dell’allattamento al seno: il bambino “riconosce” la madre dall’odore e “riconosce” nel latte materno un gusto a lui già noto, perché presente nel liquido amniotico. Di questo gusto il bambino avrà bisogno non solo per motivi fisiologici, per alimentarsi, ma anche per motivi psicologici: per riconoscere colei che lo nutre e per orientarsi nel nuovo e sconcertante ambiente extrauterino.

Per quanto riguarda l’olfatto, i primi recettori compaiono verso la nona settimana, quando incominciano a formarsi anche i nervi e i bulbi olfattivi. L’apparato olfattivo si sviluppa tra le undici e le quindici settimane si ha motivo di pensare che i recettori vengano stimolati dall’aroma delle sostanze presenti nel liquido amniotico. Sappiamo che in utero, il bambino è immerso in odori particolari (il regime alimentare della madre influisce sulla composizione del liquido amniotico che offre al bambino stimoli gustativi e olfattivi. Il bambino quindi è già portato ad apprezzare sapori appartenenti alla cultura di sua madre. Ciò è dimostrato chiaramente da esperimenti su animali.

Particolarmente interessanti sono le osservazioni di Gino Soldera circa la sensazione olfattiva nella relazione madre/bambino. Il bimbo in utero è immerso in una molteplicità di stimoli olfattivi che formeranno la sua memoria olfattiva: questo è importante per il piccolo circa il riconoscimento del nuovo ambiente. Il feto può sperimentare una comunicazione olfattiva interna ed una esterna. Quella interna si riferisce strettamente al rapporto madre-nascituro, allo stato simbiotico. Ogni esperienza della madre in gravidanza diventa esperienza del figlio, occasione per lui di apprendimento, crescita e maturazione.
“Questa modalità di relazione madre-figlio accresce la sensibilità olfattiva e quindi la capacità di vivere ed essere in questi odori…” (Soldera).
Il ricordo che deriva dalle sensazioni olfattive è generalmente quello che lascia “emergere condizioni emotive complesse che trascinano con sé e sintetizzano sensazioni visive e uditive” (Soldera).

L’altra modalità di comunicazione olfattiva fetale è quella esterna. L’olfatto è determinato da un meccanismo chimico che non trova opposizione nel corpo della madre e che dipende dai recettori sensibili del feto a determinate molecole gassose. Un’essenza o un profumo posti sul ventre possono venire percepiti e fatti propri dal nascituro. Il bimbo reagisce e fa sentire il suo vissuto individuale di piacere o dispiacere che trasmette e comunica alla madre.

Udito. Il feto all’interno del sacco amniotico non è acusticamente isolato e tra la 26^ e la 28^ settimana è in grado di percepire i suoni che gli giungono dalla madre e, attraverso il corpo materno, dal mondo esterno. È stato dimostrato che un rumore brusco provoca un aumento della frequenza cardiaca e una accelerazione dei movimenti fetali. Se il rumore è molto forte il bambino può sussultare, se è più dolce può sbattere le palpebre, contrarre il tronco, stendere e piegare braccia e gambe.
Le percezioni uditive, legate alla maturazione anatomica e funzionale dell’orecchio medio, iniziano a otto settimane e si perfezionano gradualmente fino all’ottavo mese, quando si completa anche lo sviluppo della coclea, nell’orecchio interno. Anche se reagisce a suoni esterni prima della 30^ settimana, solo dopo la 32^ settimana la funzione uditiva raggiunge i livelli della vita post-natale.
I rumori percepiti dal feto sono vari: quelli provenienti dal corpo materno (i rumori del cuore e quelli digestivi), una specie di rumore di fondo al quale il bambino non presta particolare attenzione, perché ad essi si abitua, e i rumori esterni (voci, musica, ambiente) che attraversano la parete addominale e lo raggiungono. Percepisce in maniera più forte i rumori violenti o particolarmente intensi, e può anche rimanerne disturbato e in qualche caso riportare un difetto uditivo. Il bambino si abitua all’intensità del rumore e alla sua specificità. Percepisce la voce della madre dall’esterno e dall’interno, attraverso i tessuti e le ossa, fino all’utero. Non comprende le parole, nel senso di afferrarne il senso, ma ne afferra la carica affettiva e identifica una intonazione e un ritmo particolari, che dopo la nascita serviranno come punti di riferimento e gli daranno sicurezza tra le tante nuove sensazioni che dovrà affrontare venendo al mondo.
L’udito necessita di stimolazioni adeguate per completare il proprio corretto sviluppo nei tempi previsti dal programma genetico. Questo concetto ha una particolare rilevanza se si considera che la funzione uditiva è certamente la più direttamente connessa con lo sviluppo equilibrato del sistema nervoso e, molto probabilmente, della sfera psichica dell’individuo. Il flusso ininterrotto di stimoli sonori che raggiunge il feto guida l’ulteriore maturazione delle strutture preposte alla funzione, modella le vie nervose in crescita, sviluppa le capacità reattive. Attraverso la funzione uditiva, dunque, il feto si apre al mondo esterno, fa esperienza, comincia ad apprendere e a ricordare. L’udito permette al bambino, negli ultimi mesi di gravidanza, di sentire la voce della mamma, e anche del papà, e di riconoscerle dopo la nascita.

La vista è la funzione sensoriale meno stimolata nel corso della gravidanza. Il feto reagisce con un brusco sobbalzo quando si indirizza una forte luce sull’addome della madre, quindi pure le sensazioni visive influenzano in vario modo l’attività motoria fetale. Le palpebre tendono a schiudersi nel corso del settimo mese. Le sensazioni visive dovrebbero quindi essere possibili e aumentare man mano che la gravidanza si avvia al termine, quando il grande assottigliamento della parete addominale materna rende la cavità uterina sempre meno buia riuscendo a far filtrare una luce rosea. Tuttavia l’esperienza visiva prima della nascita resta estremamente limitata, e in questa fase della vita, non interviene nella relazione madre-figlio. Dopo la nascita la vista diventerà parte integrante di questo legame, pur rimanendo un mezzo di comunicazione secondario, dato che prima della nascita, a differenza di quanto avviene per il gusto, l’olfatto e l’udito, non si stabilisce alcun punto di riferimento visivo. Inoltre, anche se la vista funziona già al momento della nascita, sembra che non intervenga nella strutturazione cerebrale come l’udito. Ciò potrebbe spiegare perché i ciechi dalla nascita sono persone molto meno infelici dei sordi dalla nascita, spesso depressi e chiusi in se stessi.

Comunicazione con la vita prenatale

Mentre nell’adulto la comunicazione viene facilitata dalla verbalizzazione e dall’osservazione degli atteggiamenti corporei, il bambino intrauterino è un concentrato di emozioni e di sensazioni allo stato puro. Questo tipo di ascolto emotivo è praticamente il solo strumento di comprensione e di comunicazione che abbiamo con lui. La regressione infantile della donna-madre in gravidanza, amplificando la sua sensibilità emotiva, la pone nella condizione privilegiata e ideale per attivare facilmente in sé stessa l’ascolto attivo-emotivo del suo bambino. (dal libro di Gabriella A. Ferrari “La Comunicazione e il dialogo dei nove mesi”)

Prendendo a prestito le parole di Gabriella Arrigoni Ferrari (Presidente dell’ANEP Italia, www.anep.org), il bimbo prenatale ha il “diritto di essere ascoltato, capito, accettato e amato così com’è, ricevendo adeguati feedback ai suoi messaggi e apprezzamento positivo nelle sue iniziative”.