Osteopatia e sport: un connubio sempre positivo e convalidato dalla presenza crescente di osteopati in diversi ambiti sportivi. Vi abbiamo già raccontato dell'esperienza di Walter Martinelli, osteopata della Nazionale Italiana di Calcio e dell'AS Roma dove con Marco Esposito coordina l'area fisioterapica (qui l'intervista), sottolineando l'importanza anche in ambito sportivo del lavoro di squadra con i professionisti sanitari, in un'ottica di interdisciplinarietà e di globalità della salute.
Oggi Walter Martinelli torna a rispondere alle nostre domande insieme ad un altro professionista oltre che "amico" - come tiene a sottolineare - Federico Genovesi, fisioterapista e osteopata del Manchester City Football Club e Ucraina, dopo l'esperienza nel team della Nazionale argentina.

Oltre ad aver condiviso gli studi di Osteopatia e di Kinesiologia Applicata, Walter e Federico si confrontano spesso sulle migliori strategie di intervento con atleti professionisti come ci spiegano in questa doppia intervista.

Qual è stato il tuo percorso di lavoro?

WM: Ho iniziato molto presto a lavorare nell'ambito dello sport: parallelamente agli studi universitari ho conseguito diversi brevetti e frequentato numerosi corsi nell'area fitness, dove ho lavorato e gestito alcuni centri sportivi. Dopo la Laurea in Fisioterapia ho continuato ad aggiornarmi iniziando, appena possibile, gli studi di Osteopatia. Sicuramente di gavetta ne ho fatta tanta lavorando nel calcio, nel motociclismo, con gli atleti olimpici delle Fiamme Gialle di diverse discipline, negli sport da combattimento, in particolare nel pugilato con le varie federazioni.
Devo dire che nel calcio ho fatto tantissime esperienze: mi piace ricordare alcune squadre come Tor Tre Teste, Sorianese, Almas, Frascati, Pomezia, Lodigiani, Cisco Roma, Frosinone fino ad arrivare alla Lazio e successivamente alla Roma. La Nazionale italiana di calcio ha rappresentato per me la “ciliegina sulla torta” e ne sono davvero orgoglioso: rappresentare la mia Società in Nazionale e la mia Nazione nel mondo non ha eguali.

FG: Ho iniziato alla Lazio nel 2006; dopo 6 anni sono passato al Palermo, dove sono stato per 4 stagioni e a partire dalla seconda sono stato il responsabile dei fisioterapisti; Nel 2016 sono passato al Manchester City dove lavoro tuttora.

Quale l'esperienza lavorativa più importante nella crescita professionale?

WM: Ogni esperienza per me è stata fondamentale ed ho imparato tanto da ciascuna di esse, un consiglio che darei a tanti “giovani” è quello di imparare dalle esperienze “negative”, di prenderle come sfida per migliorare se stessi, di capire cosa possiamo cambiare anche “smussando” alcuni aspetti del nostro carattere per crescere. È fondamentale essere ottimisti e trasmettere positività sempre, in ogni circostanza. Devo dire che un’esperienza lavorativa importante per me è stata la gestione di un circolo sportivo e delle sue attività di fisioterapia: saper gestire e coordinare molte persone, far fronte alle diverse richieste e a eventuali difficoltà è molto importante per lavorare poi in un team.
Staff e squadre di alto livello hanno esigenze e ritmi alti che comportano anche molti sacrifici, ma l'amore per il nostro lavoro semplifica tutto.
Anche l'opportunità di aver lavorato come docente e responsabile delle scuole "Still Osteopatich Institute" prima ed "Educam" poi ha rappresentato per me uno step importante di crescita professionale: è per questo che ringrazierò sempre in primis Giusva Gregori e Paola Sommajuolo ma anche Paolo Zavarella.
C’è una cosa che ripeto sempre: cercate di imparare ed essere riconoscenti nei confronti di chiunque vi abbia lasciato o insegnato qualcosa, anche se dovesse un giorno deludervi. Perché evidentemente quel qualcosa è stato comunque significativo per voi.

FG: Ogni esperienza mi ha dato molto. I 6 anni alla Lazio mi hanno fatto conoscere molto il mondo degli infortuni sportivi e dei trattamenti, l'esperienza a Palermo mi ha responsabilizzato e dato una grande opportunità di aumentare le mie capacità nel management di uno staff e delle skills a disposizione; l'esperienza al Manchester city mi ha messo a confronto con differenti culture e mi ha dato modo di conoscere diversi modi di pensare riguardo al nostro lavoro. Questa esperienza mi ha anche consentito di approdare oltreoceano alla nazionale Argentina, dove non c'era un'altra figura osteopatica nel team e dove ho conosciuto ulteriori diverse modalità di valutazione, gestione e trattamento.

Quale corso, conoscenza o studio personale pensi sia stato un "punto di svolta" per la tua carriera?

WM: Sicuramente gli studi osteopatici sono stati un passaggio chiave per la mia carriera, ma non mi piace scindere l'osteopatia dalla fisioterapia, alla base ci sono l'anatomia e la fisiologia. È da lì che si parte.

FG: Credo che le conoscenze apprese dagli studi di Osteopatia siano state decisive per la mia carriera e per la crescita delle mie skills.

In che misura l'osteopatia è importante in ambito sportivo?

WM: L'osteopatia mi ha aiutato sicuramente ad avere un approccio più globale alla problematica da risolvere o all'equilibrio, l'omeostasi da trovare e mantenere. Come diceva Still: “un Osteopata è soltanto un ingegnere del corpo umano in grado di comprendere il funzionamento e le leggi che lo governano”.

FG: L'analisi strutturale osteopatica basata sul movimento dà un grosso contributo sulla ricerca delle disfunzioni di movimento ma anche sulla possibile prevenzione di problematiche. Chiaramente è un lavoro che spesso viene svolto anche da alcuni fisioterapisti però i test tipici osteopatici di movimento articolare ma anche di movimenti più sottili e fini, la cosiddetta “motilità” fasciale o craniosacrale sono sicuramente componenti di movimento molto importanti che nel loro insieme vanno a formare il movimento vero e proprio, definitivo. Dunque ogni limitazione a questi movimenti potrebbe rappresentare un rischio per possibili problematiche o un ostacolo alla guarigione in caso di infortunio. A mio parere è questo che rende l'osteopatia così efficace nello sport in cui si realizza un'amplificazione del movimento umano ai massimi range articolari, stress e stimoli per i tessuti e articolazioni, per cui avere un'ottima capacità di movimento agevola l'atleta.

Quali sono le competenze che ritieni fondamentali in un fisioterapista ed osteopata sportivo?

WM: Alla base di tutto per un terapista ci devono essere l'amore e la dedizione per il proprio lavoro, oltre all'umiltà di saper apprendere da tutti indipendentemente dal ruolo o dalla qualifica, anche perché “per un uomo è impossibile imparare ciò che crede di sapere già”.
A questi valori bisogna aggiungere l'aggiornamento continuo, il saper lavorare in gruppo e per il gruppo, l'educazione, il rispetto per il paziente o per l’atleta.
In più, nella mia visione di questa professione, è fondamentale possedere un'ottima capacità manuale, oltre ad avere basi solide di anatomia, fisiologia ed a saper ragionare sulla diagnostica differenziale, la capacità di includere o escludere determinate problematiche nel nostro trattamento, nel nostro “razionale”.
Ovviamente bisogna saper consultare la letteratura scientifica, possedere l'utilizzo di una terminologia specifica medica, conoscere le indicazioni e soprattutto le controindicazioni di una tecnica o di un trattamento. Per un fisioterapista sportivo è determinante conoscere la biomeccanica, soprattutto quella specifica dello sport del quale facciamo parte, saper gestire l’atleta a 360 gradi considerando l’importanza dell’aspetto psicologico, soprattutto nei periodi di infortunio, dove dobbiamo essere in grado di seguirlo nelle varie fasi del recupero, capire quando può essere utile una regressione e quando una progressione fino al RTP.
In questo senso credo sia sempre necessario approfondire anche conoscenze di altre aree dell’ambito sportivo come la nutrizione, la preparazione fisica, la podologia, confrontandosi sempre con gli altri professionisti.

FG: Capacità di performare una valutazione dettagliata, ottima manualità nei trattamenti, conoscenza di metodiche riabilitative, capacità di lavorare in team, onestà e rispetto per i ruoli, per gli atleti e per lo staff.

Una frase che vorresti dire a tutti gli osteopati e fisioterapisti che si vogliono approcciare al mondo sportivo

WM: L'insuccesso non deve essere una difficoltà ma uno stimolo! La differenza tra quello che sei e quello che vorresti essere sta in quello che fai.

FG: Studiate, siate curiosi, domandate ai più esperti e lavorate con ogni atleta come se fosse un campione olimpico o avesse appena vinto il Pallone d'oro.