Molto spesso il portiere è visto come un "super-eroe" sprezzante del pericolo, che mette a repentaglio la sua incolumità a difesa della squadra.
Quando si pensa al portiere ci vengono in mente i guanti, per opporsi agli avversari senza mai tirarsi indietro.
Sono infatti i traumi alle mani o al polso tra gli “incidenti” più frequenti per questi atleti, anche se non sono gli unici.

E sono proprio questi i temi centrali di cui ci ha parlato l'osteopata dell'A.S. Roma e della Nazionale Italiana di calcio Walter Martinelli e il fisioterapista dell’A.S. Roma Calcio Marco Esposito, esperto nel recupero infortunati.

Quali traumi hai riscontrato frequentemente nei portieri durante la tua esperienza nel mondo del Calcio?

- Walter Martinelli - 

Sicuramente il portiere è, per il suo ruolo, un giocatore molto esposto a traumi anche se statisticamente conta più presenze in media rispetto agli altri calciatori. Possiamo dividere questi traumi in diretti, ad esempio nel contrasto con l’avversario o contro il palo, ed indiretti, dove il trauma insorge attraverso un errato gesto atletico soprattutto nelle uscite a terra nei tuffi, nelle cosiddette “uscite in mischia" oppure per sovraccarico.
L'attività sportiva praticata dal portiere può determinare quindi diverse tipologie di traumi tra i quali fratture, lussazioni o sub-lussazioni, traumi al viso, concussioni, traumi alla colonna o agli arti inferiori e le lesioni muscolari. Le più frequenti sono le borsiti trocanteriche, alla spalla ed al gomito.
Da osteopata è interessante lavorare su alcune “disfunzioni” della colonna dovute a rotazioni o iperestensioni in seguito a gesti atletici o traumi. Importantissimi sono i lavori che facciamo con i portieri soprattutto quelli di articolarità e mobilizzazione o degli esercizi specifici posturali. Con Marco Esposito mi confronto spessissimo per il lavoro da eseguire nella quotidianità e nella programmazione della settimana, del mese o addirittura dell’intera stagione, tenendo sempre presente la necessità di non sovrapporre i lavori, dello storico infortuni dell’atleta, dell’età e del ruolo. Questo confronto è utile a 360 gradi anche con tutte le figure dello staff, dai medici ai preparatori fisici ai tecnici. E in questo siamo molto fortunati ad avere un gran team.

Walter Martinelli con il portiere della Nazionale Gianluigi Donnarumma (FOTO Claudio Villa)
Walter Martinelli con il portiere della Nazionale Gianluigi Donnarumma (FOTO Claudio Villa)

Quanto conta l'aspetto psicologico nel recupero di un atleta infortunato?

- Marco Esposito - 

La componente psicologica ha un peso enorme nella qualità del recupero. L'adesione al programma riabilitativo e la motivazione giocano un ruolo fondamentale. L'inquadramento caratteriale del giocatore e la comprensione delle sue specificità come individuo inserito nel contesto sportivo e personale risultano importanti al pari dell’aspetto strettamente biologico dell’infortunio. Noi fisioterapisti dobbiamo essere bravi a gestire, in équipe con le altre figure interessate, queste componenti, cercando di personalizzare il nostro approccio in tutte le sue forme (verbali, non-verbali, organizzative, nella scelta delle attività). Soprattutto quando un infortunio si verifica in momenti delicati della stagione.
Nel caso specifico del portiere, la gestione emotiva è portata agli estremi. Il ruolo dei “numeri 1” viaggia spesso parallelo a quello della squadra, per la peculiarità delle doti atletiche e mentali che richiede tale ruolo. Il condizionamento emotivo dovuto ad una problematica fisica potrebbe influire notevolmente sul rendimento in gara. Sarà dunque importante analizzare il correlato emotivo dell’infortunio, sia nei lavori quotidiani che nella fase valutativa di RTP (return to play).

Marco Esposito con Pau Lopez (foto Luciano Rossi)
Marco Esposito con Pau Lopez (foto Luciano Rossi)

Ci sono trattamenti specifici che esegue prima o dopo una partita ai portieri?

- Walter Martinelli - 

Posso ritenermi fortunato ad aver lavorato con grandi portieri e ad aver fatto una grande esperienza con loro: Marchetti, De Sanctis, Szczesny, Mirante, Pau Lopez, Alisson, Donnarumma e Buffon.
Molto spesso sono abituato a lavorare nel pre-partita con i portieri dal punto di vista articolare ed osteopatico e devo dire che ho sempre avuto ottimi riscontri dagli atleti.
Credo che nel nostro lavoro sia importante ascoltare e capire le loro necessità tenendo presente sempre l’unicità del corpo umano, cercando in base alle risposte che otteniamo ed all'esperienza, di programmare o stabilire un trattamento adeguato ai singoli atleti.
È fondamentale comunque nel pre-partita, dove si va a mille e si è attenti ad ogni dettaglio, lavorare in sinergia con i colleghi, una squadra nella squadra, per questo ci teniamo a ringraziare i fisioterapisti Aldo Lacopo, Stefano Gari e Vittorio Raieta che in questo sono fantastici oltre che ottimi professionisti.

Walter Martinelli con il portiere Alisson (foto Luciano Rossi)
Walter Martinelli con il portiere Alisson (foto Luciano Rossi)

Dal punto di vista della gestione quotidiana e post-infortunio, ci sono differenze tra un portiere ed i giocatori di movimento?

- Marco Esposito -

Si. Cominciando dall'epidemiologia, i portieri risultano avere un’incidenza minore di infortuni agli arti inferiori mentre, come diceva prima Walter, in questo ruolo i traumi agli arti superiori sono più frequenti rispetto ai colleghi “di movimento”. Le problematiche fisiche che spesso riscontriamo sono da microtraumi ripetuti. Un aspetto importante da considerare è che mediamente i portieri sono i giocatori della rosa che contano più minutaggio in campionato. In questo ruolo l’incidenza degli infortuni con un burden elevato è minore ed i portieri non vengono quasi mai sostituiti per ragioni tecniche, ma solo se impossibilitati da una problematica fisica. Per noi è fondamentale, quindi, la valutazione dei parametri di RTP in un atleta che dovrà sostenere, probabilmente, un intero match.
Dal punto di vista fisioterapico, la specificità dei trattamenti manuali e degli esercizi riabilitativi sarà proiettata al tipo di stress specifico a cui andranno incontro i portieri: utilizzo di ampi rom articolari, reattività, coordinazione, potenza. Quotidianamente svolgiamo riunioni per coordinare questi aspetti del lavoro. Lo scambio di informazioni tra le figure coinvolte è vitale per la fluidità dei passaggi riabilitativi.

Marco Esposito con Antonio Mirante (foto Luciano Rossi)
Marco Esposito con Antonio Mirante (foto Luciano Rossi)

Sull'importanza del lavoro di équipe nella preparazione dei calciatori anche dal punto di vista preventivo grazie alla cooperazione tra osteopata e fisioterapista, si è espresso Marco Savorani, preparatore dei portieri dell'AS ROMA nonché vincitore del premio APPORT come miglior preparatore nella stagione 2016/2017 con Szczesny e nella stagione 2017/2018 con Alisson, che ha rilasciato alla nostra redazione queste parole:
"L’attività sportiva praticata dal portiere può sottoporre il fisico a diversi traumi, per questo è importante per noi effettuare sempre un buon riscaldamento sia nel pre-partita sia prima di ogni seduta di allenamento. Oltre a questo ho sempre ritenuto fondamentale curare il gesto tecnico per far fronte alle cadute e questo aspetto non va trascurato sin dal settore giovanile. Altri fattori da non sottovalutare sono la qualità dei campi di gioco e logicamente un adeguato abbigliamento con protezioni che possano 'ammortizzare' le cadute.
Nel Club il lavoro di equipe è ben strutturato in modo tale da potersi confrontare quotidianamente con medici, fisioterapisti e preparatori fisici sulle condizioni degli atleti . Consiglio sempre ai miei portieri di lavorare molto sulla prevenzione durante la settimana sia dal punto di vista fisioterapico che osteopatico".

Marco Savorani preparatore dei portieri AS Roma (foto Luciano Rossi)
Marco Savorani preparatore dei portieri AS Roma (foto Luciano Rossi)