L'osteopatia esiste, noi ci siamo a livello del territorio e a livello internazionale. Vogliamo esserci con qualità, contenuto e competenze che ci devono essere riconosciute, perciò continuiamo a sostenere il lavoro che è stato fatto e questo congresso lo dimostra”. Così il presidente del ROI Paola Sciomachen questa mattina a Roma durante la seconda giornata congressuale, prima di annunciare l'intervento della senatrice Emilia De Biasi, socio onorario ROI, che con grande impegno sostiene in Senato il riconoscimento dell'Osteopatia tra le professioni sanitarie.

Più volte dichiaratasi a sostegno di un Sistema Sanitario improntato sull'uguaglianza di opportunità di cure ai cittadini in un'ottica inclusiva delle varie metodiche, fra cui l'osteopatia, la senatrice De Biasi invita gli osteopati a non mollare, auspicando pubblicamente che tutti comprendano l'importanza per tutta l'Italia di portare a termine questo disegno di legge.

“L'Europa ci guarda - chiosa Emilia Grazia De Biasi- ha scelto e ha già dichiarato il suo interesse. In questi anni avete dimostrato di avere filo da tessere. E allora tessiamo insieme e facciamo in modo che chi ha ancora problemi di inutili paure, magari si informi un po' di più”.

Grande speranza è stata infusa dalla senatrice che, al netto dell'oggettiva difficoltà, soprattutto nella tempistica, di portare a termine il disegno di legge in generale, dichiara apertamente, ancora una volta, il suo sostegno alla causa dell'Osteopatia, sostenuta a pieno anche dalla Commissione Sanità del Senato.
 

"Sono io che ringrazio voi per esistere – dice al pubblico presente in sala - perché avete insegnato molto, che anche se si è piccoli si può contribuire in modo molto grande al miglioramento della salute dei cittadini. Non perdiamo le speranze e facciamo sentire la nostra voce. Io sono con voi e la commissione sanità del Senato è con voi, e non ho conflitti di interesse né parenti osteopati. Penso che le persone con problemi di salute abbiano diritto alla presa in carico e a delle cure che non siano ‘spezzettate’ ma complesse, che trattino il paziente nella sua interezza. La vostra professione va in questa direzione straordinariamente moderna”.

Allo stato dei fatti, se la seconda lettura della Camera dei Deputati – dopo un lavoro molto approfondito fatto in Senato – modificasse in modo sostanziale il ddl che porta la firma del ministro della salute Lorenzin, il Senato si troverebbe di fronte ad una terza lettura molto complessa perché dovrebbe ricominciare tutto da capo. Ci auguriamo tutti che questo non avvenga.