Come premessa standard ci tocca ricordare a tutti che il corpo non fa errori, ma piuttosto cerca di mettere in atto le migliori soluzioni possibili stante la situazione.
Il vantaggio dell'approccio osteopatico è certamente la visione d'insieme, che ci auguriamo venga adottata presto da tutti i terapeuti in quanto aiuta a leggere facilmente moltissime patologie. Tra le più emblematiche c'è lo sperone calcaneale su cui spesso ci si accanisce a livello locale con “bombardamenti”, infiltrazioni o plantari di ogni sorta, senza porsi una semplice domanda: "perché il corpo ha deciso di calcificare quel tendine"?
Questa domanda ha una semplice risposta, e cioè che il tendine si calcifica quando viene costantemente sollecitato oltre il suo fisiologico funzionamento, mettendo quindi in atto una soluzione ergonomica.
A quel punto sarebbe sufficiente porsi una seconda domanda: "perché c'è una sollecitazione non fisiologica"? Per rispondere basterebbe guardare il paziente in piedi (e a dire il vero non sarebbe neanche necessario perché e sempre così) per notare che il carico del paziente cade ben oltre l'appoggio fisiologico.
La terza domanda è: "perché il carico cade in avanti da quel lato"? A quel punto un buon osteopata può facilmente trovare una causa strutturale a seguito di un trauma caviglia, ginocchio, anca, bacino sacro, una lesione intraossea, o più frequentemente un problema viscerale che porti il busto a chinarsi in avanti, a seguito per esempio di cicatrici o tensioni addominali di diversa natura.

Ristabilito l'equilibrio, lo sperone subito diventa asintomatico fino a che il corpo, se lo ritiene necessario, riassorbe la calcificazione.