Alla luce dell’articolo scritto dai colleghi Christian e Giandomenico e dell’interessante dibattito scaturito sull’argomento nel recente Convegno dell’AISO a margine della sessione dedicata allo sport, preciso cosa sono le lesioni intraossee, intanto ripartendo dal testo del nostro comune amico Giacomo Consorti che appunto diceva:

“Negli anni ’60 un gruppo interuniversitario si è accorto del rischio di una errata interpretazione della parola lesione che è usata in medicina per definire un cambiamento anomalo nella struttura di un organo dovuto a danno o malattia“.

La lesione intraossea è sempre un cambiamento anomalo della struttura dell’osso ed è conseguenza di un trauma ricevuto, come ho abbondantemente spiegato nel libro Lesioni intraossee. Tecniche e principi alla base dell’osteopatia.

Le domande che pongo per addentrarsi nella conoscenza delle lesioni intraossee sono:



cosa succede a un osso quando non supera quell’angolo di incidenza che genera la frattura?

Cosa succede all’osso in prossimità di una frattura?

Cosa succede alle altre ossa a seguito di un trauma, anche se non si sono fratturate?

Quello che succede è che si può generare un callo osseo all’interno dell’osso che, se non riassorbito, genera quella che noi chiamiamo “lesione intraossea”. Al momento (finché non mi consegneranno lo strumento che finalmente ci permetterà di misurare questa disfunzione) noi osteopati siamo in grado di individuarla e aiutare i nostri pazienti. La peculiarità di questo tipo di disfunzione è che l’osso, se correttamente stimolato, si riorganizza immediatamente grazie, come ipotizzo nel mio libro, alla enorme rete di canalicoli che collegano gli osteociti tra di loro e che riprendono a far circolare il liquido contenuto nel sistema.

Le nostre ricerche sulla storia dell’osteopatia ci permettono di poter pensare che uno dei motivi per cui Still decise di chiamare la nostra professione “osteopatia” sia proprio in riferimento alla eccezionali capacità dell’osso (ricordiamoci che a seguito di una frattura si ricostruisce com’era) e all’efficacia del nostro trattamento su questo tipo di tessuto, oltre alle implicazioni positive che genera su tutto il corpo.

Ricordo a chi non ha letto il libro che le lesioni intraossee possono riguardare tutte le ossa del corpo con implicazioni diverse a seconda del distretto interessato. A titolo di esempio, una lesione intraossea della tibia (tra le più frequenti) cambiando le linee di carico genera una variazione di funzionalità della caviglia e del ginocchio, per cui vanno sempre indagate e sono strumento indispensabile da avere nella nostra “cassetta dei ferri”, indispensabili per chi lavora con gli sportivi.